Mentre si transita per la strada, si incontrano operai in tuta da lavoro dai colori fluorescenti seduti sul marciapiede, fermi in pausa di relax o solamente in attesa delle prossime direttive. L'impressione potrebbe essere quella di una zona franca in cui confluiscono personalità disparate di tutte le età; ed ecco che nascono i luoghi comuni: “vedete! non fanno nulla!”, "sono soldi sprecati", "li avrei impegnati in altro modo!”.
In questi Cantieri Lavoro, in cui si scava per modificare gli assetti stradali ed urbani, gli operai si adoperano per liberare tubature dell’acqua e del gas, evitando rotture. Minuziosamente lavorano con la subbia ed il mazzuolo per non intaccare i marmi delle fondamenta. Eliminano il materiale di risulta con le carriole, portandolo sullo scarrabile. Sono uomini e donne che hanno scelto di lavorare per meno di trenta euro al giorno nei lunghi e caldi mesi estivi.
Perché la scelta di questo lavoro?
Perché indotti dal miraggio del guadagno mensile che porteranno a casa. Perché a casa ci sono i bambini da crescere e conti da pagare o anche solo un piccolo sogno da realizzare quello di acquistare, per esempio, un vestito in saldo.
Diffondere un luogo comune, e mai come in questo caso l’aggettivo comune si addice ad una situazione sociale che si sviluppa all’interno di piccoli centri, vuole dire realizzare un passaparola devastante ed umiliante. Non sempre un luogo comune è applicabile a tutte le realtà.
In questo caso, nei Cantieri Lavoro, si lavora.
Continuare con un atteggiamento di sfiducia nei confronti di questo strumento lavorativo atto al sostegno, seppure momentaneo, di molte persone disoccupate, svilisce il concetto di lavoro che, proprio quaggiù, nel profondo Sud, viene a mancare.
Fonte foto: Ninni Maugeri
Daniela Scamporrino
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I Cantieri scuola: un luogo “comune”













