L'iniziativa del sindaco di Erice, Giacomo Tranchida, vieta ai commercianti di vendere gadget riferiti alla Mafia.
Il paradosso della Sicilia: si indigna dinnanzi al fenomeno mafioso, ne prende le distanze, si infastidisce se le fiction televisive raggiungono picchi massimi di auditel rappresentando delitti di mafia e atroci sparatorie. Poi succede che in tutti i negozi di gadget di ogni città siciliana, il turista ha la possibilità di acquistare multiformi oggetti che allusivamente e con un'ironia davvero acuta raffigurano la mafia.
C'è una mercanzia varia e variegata: dalle magliette ai bicchieri, dagli accendini ai costumi, dalle statuette alle calamite, tutti portano la stampa del più classico degli stereotipi. Ci vuole poco per creare l'uomo mafioso: ha i baffi e la pipa, è scuro di carnagione e indossa la coppola, se poi gli affianchiamo una lupara, perché si sa che i siciliani girano con l'arma sotto braccio, ecco pronto questo strano ed estraneo tizio che abbiamo visto così tante volete che sembra quasi di identificarlo e riconoscerlo.
Iniziamo a sfatare tutti questi miti, siamo stati noi a crearli e noi dovremmo provvedere a rimuoverli. Eccellente l'ordinanza del Primo cittadino di Erice, Giacomo Tranchida, il quale appoggiando la proposta dell'Assessore Alberto Venza, ha proibito l'esposizione e la vendita di tutti quei souvenir equivoci sul fenomeno mafioso. Scelta encomiabile, chi non la rispetterà andrà incontro al pagamento di una multa che può arrivare fino a 500 euro. Non è la prima volta che un sindaco punta il dito contro questo tipo di commercio, sarebbe di certo importante se il divieto imposto ad Erice, nato da poche ore, venisse proposto a tutte le città dell'Isola che invece continuano a commerciare oggetti che prendono in giro la presunta mafiosità insita nel siciliano.
"La mafia è una montagna di merda" è il titolo della prima pagina dell'Idea Socialista, il giornalino di Peppino Impastato. Non vantiamoci di qualcosa che non ci appartiene perché la Sicilia è una terra meravigliosa, ma se dobbiamo convivere con questo cancro allora opponiamoci.
Il gadget più venduto recita: "Non vedo, non sento, non parlo. In Sicilia fui". Con la notizia di questo divieto, il sindaco di Erice ha invece dimostrato che l'uomo siciliano vede, parla e agisce.
Fonte foto: www.trapanioggi.it
http://www.trapanioggi.it/wp-content/uploads/2011/06/STATUETTA.jpg
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Erice: la Mafia non è più in vendita













