Quante volte vi sarà capitato di trovare appeso sul portone di casa un volantino, dalle misure ridotte, in cui vi si invita ad una "raccolta indumenti usati". Lo conoscono bene gli abitanti di Catania, che periodicamente, trovano questo piccolo foglietto bianco, strategicamente affisso accanto i citofoni, o in punti in cui non passi certo inosservato. Spinti dal buon cuore e dalla generosità molti malcapitati, il più delle volte, preparano delle buste piene zeppe di abiti, scarpe e quan'altro per donarli ai più bisognosi.
Le azioni caritatevoli, però, non sempre sono guidate da organizzazioni senza scopi di lucro o "pulite".
Una segnalazione, a tal proposito, ci è giunta in redazione proprio in questi giorni da una nostra lettrice, la quale riferisce che, mentre era intenta a girare tra le bancarelle della "Fera 'o luni", - il ben noto mercato etneo in centro città - si è ritrovata per caso ad avere fra le mani un vestito da lei donato ad una delle tante associazioni che si occupano della raccolta di indumenti per i più bisognosi; capo che, come lei stessa ci riferisce, si presentava nel ricco mucchio di vestiti «troppo attempato, per trovarsi in mezzo a quei capi così alla moda».
La redazione di Oggimedia ha voluto indagare, prendendo in esame alcuni volantini trovati in giro per la città.
Da una rapida lettura, infatti, ci accorgiamo come i suddetti volantini appaiono come semplici e poco curati avvisi anonimi che, nonostante qualche errore grammaticale, sembrano "onesti" appelli in favore dei più bisognosi per fini esclusivamente nobili e solidali.
A volte vi si trova anche traccia della denominazione della fondazione o associazione che si occupa della raccolta, magari anche una mail in cui si legge un nome e un cognome e, per dare forse maggiore fiducia e credibilità, finanche alcuni numeri che sembrano identificarsi come la partita IVA o numeri di telefono, ovviamente cellulari poi regolarmente spenti e mai raggiungibili.
Non occorre, però, essere un genio o uno 007 per rendersi presto conto, dopo un'accurata ricerca su internet, di ritrovarsi davanti a dei veri e propri tentativi di raggiri o addirittura truffe, ovviamente non in tutti i casi, complice anche l'eccesso di credulità popolare.
Di solito, infatti, non si trova alcuna traccia né della fondazione, nè della partita IVA, nè dei numeri telefonici, né del fantomatico Signor x o Mr. Y, ne arriva alcun tipo di risposta dall'indirizzo mail indicato, di solito anch'esso non esistente.
Questi elementi sono analoghi alle cause che hanno portato agli arresti di due catanesi di 30 e 31 anni, effettuati lo scorso mese dalla polizia stradale di Ragusa. Uno dei due ha confessato ai poliziotti che «l'associazione era una scusa per raccogliere scarpe e indumenti, che avremmo poi rivenduto».
Il consiglio che sentiamo di darvi, alla luce dei recenti fatti, è di rivolgervi presso la chiesa a voi più vicina, o di fare qualche ricerca più accurata, per trovare dei veri enti di beneficenza e no-profit.
Foto del redattore
Manuela Scuderi
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Catania: finta raccolta di indumenti usati.













