OGGIMEDIA.IT

News, curiosità e tendenze sul web

Sei su: Cronaca Locale Lo Spazio "Generazione Norman" adesso è realtà

Lo Spazio "Generazione Norman" adesso è realtà

E-mail Stampa PDF
Condividi su : FacebookGoogleTwitterhttp://www.wikio.itDiggGurura
Se avessimo potuto avremmo preferito non raccontare di un giovane dottorando morto suicida perché non ha retto «il confronto tra il mondo ideale e la difficile realtà della vita», avremmo evitato di sentire inutili discussioni su una targa affissa e poi tolta e non avremmo partecipato all'intitolazione di uno Spazio alla memoria. I fatti ci obbligano invece a raccontare una storia diversa.

Tutti ormai sanno chi era Norman Zarcone, tutti sapranno che da oggi esiste uno spazio a lui dedicato, si chiama "Generazione Norman", è stato voluto dalla famiglia, dagli amici e da tutti coloro che si sono stretti intorno a Claudio Zarcone, amorevole padre di Norman.

Lo Spazio "Generazione Norman" è diventato realtà.

Alla presenza delle autorità è stata scoperta una targa che da oggi e per sempre ricorderà questo giovane dottorando di nome Norman. La cerimonia, avvenuta al Polididattico di viale delle Scienze di Palermo, ha visto il coinvolgimento del rettore Lagalla, che ha fortemente voluto questo spazio culturale, delle autorità politiche che in questi mesi si sono impegnati per un progetto comune, del presidente dell'Inter Massimo Moratti e degli amici più cari del giovane. Visibilmente commosso il padre di Norman, Claudio Zarcone, ha ringraziato i presenti per la targa affissa in memoria di Norman «è dedicata a lui - ha sottolineato il rettore Roberto Lagalla - ma anche a tutte le vittime di una gioventù tormentata che si confronta con una società difficile e dall'incerto futuro».

Norman era un grande tifoso nerazzurro e il presidente Moratti ha voluto mostrare e far sentire la sua vicinanza alla famiglia Zarcone partecipando alla cerimonia. «Massimo Moratti è una persona davvero speciale - ha commentato Claudio Zarcone – è tutta la famiglia Inter ad essere speciale, oggi ne ho le prove tangibili, umanità, educazione, partecipazione concreta e non di copertina, voglia di esserci, di testimoniare al di là dei riflettori o della ribalta. Si può essere tifosi di qualsiasi squadra, questo è normale e anche giusto. Ma questo spirito di partecipazione, discreto e nello stesso tempo presente, è davvero inusitato in un contesto sociale che troppo spesso desertifica idee, uomini e valori».

Foto del redattore

Sabrina Ferrante