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Oggimedia incontra Gianluca Reale fondatore dimissionario di Radio Zammù.

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Il “boss” dell’informazione universitaria, Gianluca Reale, si è dimesso!

Gianluca, il motivo per cui ti hanno destituito senza dirti nulla?
«Boss assolutamente no! Radio Zammù è la radio dell’Università e noi, come Blu Media, l’avevamo in gestione in virtù di un contratto che avevamo firmato nel 2007. Il contratto è nato dallo sviluppo di un progetto che è riuscito ad andare in porto con una serie di finanziamenti gestiti dal Centro Orientamento e Formazione dell’Università».

Oltre Radio Zammù, gestite altri network?

«Gestisco anche U-Station, network di media universitari e poi lavoriamo per l’editore Katamedia per fare Universitinforma».

Quindi, sono mezzi di informazione universitaria?

«Sono mezzi a target universitario sicuramente».

E’ possibile che sia per questo motivo che siete stati estromessi – come Società – nel partecipare al bando del rinnovo del contratto di Radio Zammù?

«Non credo».

Quale può essere, dunque, il motivo?

«La lettura di un simile gesto non la so. Noi abbiamo chiesto di capire perchè BluMedia non è stata invitata alla gara per la gestione della radio e non abbiamo ricevuto, ancora, nessuna risposta».

Il 30 marzo il presidente Gioia Lovison (Presidente dell’Associazione Operatori Radiofonici Universitari)  ha dimostrato le sua perplessità sull’avvicendamento della gestione di Radio Zammù, inviando una lettera al Rettore dell’Università. Ci sono state risposte?

«Noi, come BluMedia, abbiamo scritto una lettera per chiedere dei chiarimenti su come mai non ci avessero invitato. Poi io mi sono dimesso perché il “non invito” era un atto di sfiducia. In seguito, sono arrivate alcune attestazioni di solidarietà dall’Associazione RadUni che ha chiesto rassicurazioni sul futuro di Radio Zammù. Così come li stanno chiedendo gli studenti che hanno scritto una loro lettera che hanno fatto recapitare al Rettore».

Il Rettore ha risposto?

«No, risposte non ce ne sono state. Come Universitinforma abbiamo chiesto alcune notizie sulla gara - chi fossero stati invitati e chi avesse presentato offerte - perché ormai il bando è scaduto il 31 marzo. Ci risponderanno nei termini di legge, cioè 30 giorni dalla scadenza del bando. Noi usciremo con un numero nuovo in cui non avremo la risposta e metteremo solo le domande. Domande pubbliche e ci auguriamo che ci rispondano».

Cosa succederà adesso a Radio Zammù?

«Per quanto riguarda Zammù la nostra stagione è definitivamente finita, l’abbiamo fatta nascere e crescere ma la prenderà in gestione qualcun altro. Sicuramente la radio cambierà frequenza perché non sono stati invitati nemmeno i concessionari delle frequenze su cui fino ad oggi è andata in onda. Vedremo che progetto di radio di Ateneo verrà elaborato».

Ti sei fatto un'idea di quanto sia accaduto?

«Non ho la più pallida idea. Anche se l’avessi non potrei parlare».

Ritieni ci sia qualcosa sotto?

«Noi non vogliamo malignare, perché si fa presto. L’Ateneo ha fatto una scelta che può fare liberamente, è nelle sue facoltà. Ciò che mi è dispiaciuto è stato il modo in cui questo processo è avvenuto. Noi sapevamo che si sarebbe dovuto fare nuovamente il bando per l’affidamento, in quanto, questa, era la procedura amministrativa che c’era stata prospettata e sapevamo che potevamo anche non vincere. Non invitarci a partecipare ci è sembrata una “carognata” non motivata da nessuna giustificazione, ne mai sono state mosse contestazioni formali. Quindi c’è un punto interrogativo grande quanto una casa».

Cosa c’è dietro questo cambiamento?

«Non so cosa ci sta dietro. E’ lecito cambiare, ci dispiace che non ci sia stato detto. Non capiamo il motivo. Potevano dirlo chiaramente: avete fatto tre anni vogliamo cambiare. Le modalità con cui sono state fatte sono a mio avviso scortesi e poco chiare».

Il 29 marzo hai consegnato le tue dimissioni. Cosa ti aspetti adesso? Quale futuro per Radio Zammù?

«Il mio futuro? non c’è problema, continuo a lavorare, a fare il mio lavoro. Quello che mi sta a cuore è che questi ragazzi possano avere un futuro. Che il progetto della radio possa continuare a prescindere, garantendo ai ragazzi una liberà di espressione come è giusto che una Università debba assicurare. L’Università deve creare delle coscienze critiche e non degli “Yes Man”».

Fonte foto: www.facebook.com

Daniela Scamporrino