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Schiavitù a Palermo, arrestato uno stimato giurista

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Riduzione in schiavitù è l’accusa con la quale è stato arrestato un avvocato di Palermo, Fabio Tringali, civilista e apprezzato professionista.

Anche se abolita più di cento anni fa, ogni tanto rispunta fuori, molto spesso in quest’occidente che si dichiara “civilizzato”. Situazione forse figlia dell’emergenza immigrazione, che crea spesso forza lavoro al limite di quella che possiamo definire schiavitù, che ci fa credere di essere in quell’America dagli sterminati campi nell’Alabama, o forse è una situazione figlia della stupidità umana che, come sappiamo, non ha limiti.

 Tuttavia ancora succede, e capita spesso da chi non te l’aspetti, quel ceto medio-alto, in questo caso uno stimato professionista di cui non si può certo dire che non conoscesse il diritto.

Ma veniamo ai fatti accertati dai carabinieri della compagnia di Partinico, che hanno arrestato l’avvocato palermitano con l’accusa di riduzione in schiavitù. Un giovane di nazionalità Indiana era arrivato in Italia da poco tempo quando riesce a trovare un lavoro che, visto il periodo, reputa più che buono. Badare ad alcuni animali in una fattoria per circa 500 euro al mese.

Il giovane immigrato può sperare cosi, grazie al contratto di lavoro trovato, di ottenere in seguito un permesso di soggiorno come regola la legge Bossi-Fini vigente. Mai avrebbe creduto di poter rimanere prigioniero di quel datore di lavoro che a tutti sembrava una persona cosi rispettabile. Il giovane rimane, infatti, rinchiuso senza poter uscire dalla fattoria nella quale presta servizio in contrada Coda Volpe per ben cinque mesi.

Quando riesce a scappare, corre subito dai carabinieri raccontando che l’avvocato l’aveva rinchiuso lasciandolo senza documenti e senza telefono, cosi da non poter comunicare con l’esterno. Raccontava anche che aveva subito ripetute minacce di morte e diverse aggressioni con calci e pugni. Denunciato il tutto commette, però, l’errore di tornare alla fattoria, dove il Tringale lo stava aspettando e dove subisce l’ennesima aggressione violenta. I carabinieri arrivano poco dopo, giusto in tempo per liberare e soccorrere il ragazzo portandolo in ospedale. Il legale è stato naturalmente arrestato.

 Sembra anche, da quello che risulta dalle indagini finora condotte, che i vicini fossero a conoscenza delle aggressioni e delle condizioni di prigionia in cui era ridotto il giovane indiano, senza però mai sporgere denuncia. L’indifferenza di queste persone ci fa vergognare ancora di più di far parte del cosiddetto “occidente civilizzato” e che se in questa terra di Sicilia non ci liberiamo di quell’omertà, ancora fortemente presente, non potremo mai definirci un popolo “civile”.

 Fonte foto: unimondo.org

Giuseppe Zappalà