"Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede" - con queste parole dell'apostolo Paolo, riportate sulla targa posta sul luogo del delitto, viene ricordato Piersanti Mattarella. Il presidente della Regione Sicilia aveva combattuto una dura e spesso solitaria battaglia, mantenendo fede ai propri ideali di uomo politico e di cristiano. Per Mattarella, infatti, la propria esperienza cristiana era alla base dell'impegno civile. Un impegno e una corsa stroncati con i freddi colpi di una pistola, il 6 gennaio del 1980. Davanti agli occhi della moglie, Irma Chiazzese, e a quelli del figlio.
Piersanti Mattarella, originario di Castellammare del Golfo, classe 1935, si formò nella gioventù dell'Azione Cattolica, ricoprendo importanti incarichi regionali e nazionali. Divenuto esponente della Democrazia Cristiana, cominciò la sua difficile battaglia nel 1967 quando, eletto all'Assemblea regionale siciliana, vi restò per tre legislature. Il punto di svolta, però, arrivò nel 1978 quando, dopo essere stato assessore regionale alla Presidenza con delega al bilancio, fu nominato presidente della Regione Sicilia con 71 voti a favore su 87, una delle elezioni siciliane più applaudite della storia.
Una carica prestigiosa che voleva mantenere ma soprattutto onorare con una linea politica, e prima ancora etica, ben precisa. Il suo obiettivo era quello di governare una "regione con le carte in regola" che riportasse al centro della politica regionale il rispetto della legalità e la trasparenza, in particolare nell'amministrazione pubblica e nella sfera economico-finanziaria dell'isola.
Un'azione riformatrice, dunque, che lo mise in contrasto con il suo stesso partito e che lo espose pericolosamente alle "attenzioni" di Cosa Nostra.
«Se tutti quelli che parlano di mafia si comportassero per isolare la mafia, forse avremmo fatto un grosso passo avanti» un passo avanti che il governatore siciliano cercò di fare in vari modi. Elaborando, in primis, un progetto di pianificazione economica che eliminasse le contraddizioni dettate da interessi personali, adoperandosi poi per attuare la legge sul decentramento amministrativo.
La presa di posizione più forte giunse quando, alla Conferenza regionale dell'agricoltura, appoggiò l'onorevole Pio La Torre nella sua denuncia di collusione - di vari esponenti politici - con il malaffare e la criminalità organizzata. Era il 20 novembre del 1979. Meno di due mesi dopo, al civico 147 di Via della Libertà, due killer si avvicinarono alla sua Fiat 132 e lo colpirono a morte. Una morte che rimane ancora oggi misteriosa.
La vicenda giudiziaria legata all'assassinio di Piersanti Mattarella è stata lunga e complessa.
Totò Riina, Michele Greco e altri esponenti della cupola sono stati condannati all'ergastolo in quanto mandanti dell'omicidio. L'inchiesta, però, non è riuscita a identificare gli esecutori materiali del delitto né i presunti mandanti esterni. Su molti punti, infatti, non si è riusciti a fare piena luce.
Questa mattina si è svolta a Palermo una cerimonia commemorativa per ricordare la sua scomparsa.
Una corona di fiori è stata deposta sul luogo dell'uccisione. Domani i familiari saranno ricevuti al Quirinale dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Anche il mondo politico ha ricordato con ammirazione e solidarietà Piersanti Mattarella, un uomo che ha combattuto una buona battaglia, ha mantenuto la sua fede, ma ha terminato la sua corsa, 31 anni fa.
Fonte foto:palermo.blogsicilia.it
Cosima Ticali
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Palermo, 31 anni fa veniva ucciso Piersanti Mattarella













