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Palermo: Massimo Ciancimino indagato per concorso esterno in associazione mafiosa

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L'accusa pesa come un macigno: Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo è indagato dalla Procura per concorso esterno in associazione mafiosa. L'iscrizione nel registro degli indagati risalirebbe a gennaio ma solo ora la notizia è stata resa nota.

Da più di due anni Massimo Ciancimino parla con i magistrati, fornisce dichiarazioni e "pizzini", mostra fascicoli appartenuti al padre e racconta episodi inerenti alla sua vita a fianco del boss condannato, prima di morire, per il suo legame con Cosa nostra. Oggi Ciancimino junior è indagato per mafia, accusato di aver fatto da tramite tra suo padre e Bernardo Provenzano, dunque per lui è chiara l'accusa di aver fatto da postino tra il boss e Vito Ciancimino.

Massimo, colui che sostiene vi siano state trattative tra la mafia e lo Stato e che ha accusato Forza Italia, il partito fondato da Silvio Berlusconi, di essere frutto di queste trattative, è ora indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Insieme a Massimo Ciancimino spunta il generale dei carabinieri Mario Mori. Sotto inchiesta anche i boss Totò Riina, Antonino Cinà e Bernardo Provenzano che rispondono del reato di attentato al corpo politico dello Stato. Stessa accusa per l'ex braccio destro di Mori, l'ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno. Le nuove accuse al generale Mori, già sotto processo per favoreggiamento aggravato alla mafia, appesantiscono la sua situazione.

Tutto ciò è solo la conseguenza di quanto Ciancimino sta raccontando da tempo agli inquirenti anche attraverso la consegna di documenti inediti. Contestandogli il concorso esterno i pm palermitani stanno mostrando di ritenere credibile il figlio di don Vito, soprattutto nella parte che riguarda la cosiddetta trattativa tra lo Stato e Cosa nostra durante il periodo delle stragi dei giudici Falcone e Borsellino. «Sapevo di andare incontro a questo. E anche per questo ho esitato nella consegna di documenti che avrebbero potuto compromettere la mia posizione giudiziaria - Massimo Ciancimino commenta così la notizia - me lo aspettavo, perché gli elementi a supporto sono le mie stesse dichiarazioni e il materiale da me fornito». «Quest'atto suggella la credibilità di quanto ho detto - aggiunge Ciancimino pensando poi - a quanti nel tempo hanno detto che io avevo avuto questo atteggiamento per ottenere favori e sconti. Il percorso di chi si vuole levare di dosso l'infamia di un cognome non è facile».

Sabrina Ferrante

Fonte Foto:apcom.net