Tra pochi giorni la riesumazione del corpo del bandito di Montelepre per chiarire fatti da troppo tempo tenuti segreti.
Fare luce sulla morte di Salvatore Giuliano. E' l'obiettivo della Procura di Palermo, che sin dall'inizio dell'estate appena trascorsa, a sessant'anni dalla morte, accertata il 5 luglio 1950, ha annunciato di aver aperto una nuova indagine sull'identità del cadavere conservato nella tomba della piccola cappella del cimitero di Montelepre, paese natale del bandito. Una nuova autopsia per cercare di estrarre il Dna e confrontarlo con quello dei discendenti ancora in vita sarà il compito del medico legale, che dovrebbe essere effettuato il prossimo 28 ottobre.A presentare l'esposto che ha portato la Magistratura a questa decisione, secondo l'Ansa, è stato lo storico Giuseppe Casarrubea, figlio dell'omonimo dirigente comunista ucciso nel '47 durante gli attentati contro la liberazione delle terre in Sicilia e autore di numerosi scritti su Giuliano e, in generale, riguardanti i servizi segreti italiani e stranieri.
Secondo Casarrubea, lo Stato avrebbe mentito per tutti questi anni sulla morte del bandito, coperta dal segreto di Stato fino al 2016, e che il fatto che quel corpo gli appartenga realmente sarebbe tutt'altro che certo. Gli elementi a sostegno di questa ipotesi non sono pochi, se si considerano, fra gli altri, i diversi escamotage di cui Giuliano faceva uso, come i suoi sosia, per sfuggire alle mani delle forze dell'Ordine.
Era il 1° maggio del lontano 1947 e i lavoratori, spensierati e liberi dalle pressioni del regime fascista e della seconda guerra mondiale, da poco conclusasi, tornavano a celebrare la loro festa. Circa duemila della zona di Piana degli Albanesi, in gran parte contadini, si erano riuniti nella vallata di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo e per festeggiare insieme la vittoria del Blocco del Popolo, facente parte della coalizione Partito Socialista italiano - Partito Comunista italiano, contro la Democrazia Cristiana, alle elezioni che da poco si erano tenute per l'Assemblea Regionale Siciliana.
All'improvviso partirono dalle colline, in direzione della gente in festa, raffiche di mitra che causarono, secondo le fonti ufficiali, ben 11 morti e 27 feriti, molti dei quali morirono poco dopo per le lesioni subite. Si scoprì, qualche mese più tardi, che a provocare la strage era stata la banda di separatisti indipendentisti, sotto la guida proprio di Salvatore Giuliano, latitante dal 1943 quando, fermato ad un posto di blocco, uccide un giovane carabiniere con un colpo di pistola e si da alla fuga.
Da quel momento in poi, sarà un susseguirsi di "imprese" di ogni tipo, che daranno del filo da torcere per anni alle forze politiche di un'intera nazione e che faranno di questo personaggio, per molti scomodo, per altri eroico, una figura sempre più controversa ed enigmatica, sulla quale si cela ancora un mistero forse troppo grande per essere svelato.
Caterina Dazzo
Fonte fonto: www.adnkronos.com
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Salvatore Giuliano, un personaggio ancora avvolto nel mistero













