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La Sicilia abbraccia Benedetto XVI

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Un fiume umano sin dalle prime luci del giorno si è riversato al Foro Italico di Palermo. La Sicilia, tutta, ha abbracciato il Santo Padre, è stato un abbraccio forte, intenso ma appena sussurrato, fatto di preghiere silenziose e di occhi lucidi. Fedeli e pellegrini da ogni parte della Sicilia hanno scelto di esserci ad ogni costo.

Il sole di Palermo, il cielo azzurro e un mondo di gente, è ciò che ha visto il Papa Benedetto XVI al suo arrivo nel capoluogo siciliano. Il palco, allestito sul prato verde, è quello delle grandi occasioni, una statua colore argento raffigurante Santa Rosalia è stata posta sul lato destro della struttura; è la perfetta padrona di casa che sta aspettando di ricevere il suo autorevole ospite d'onore, perciò indossa il vestito della festa e raduna i suoi commensali. Il primo a rivolgere un saluto al Santo Padre è il Sindaco di Palermo, Diego Cammarata. Si dice commosso ed esprime il suo rammarico per questa terra di Sicilia che vive molte sofferenze, ma sottolinea che Palermo eredita una grande forza, Santa Rosalia e padre Pino Puglisi, ieri e oggi uniti nel segno della fede: «Palermo crede e ha coscienza di credere, così come ci ha insegnato padre Pino Puglisi ucciso il 15 settembre del 1993. Ciascuno di noi è pronto a dare il proprio contributo. Alla violenza della mafia Palermo - continua ancora il primo cittedino - si è sempre ribellata e mai piegata». Il Sindaco, in seguito, ha donato a Benedetto XVI una miniatura del carro di santa Rosalia. Anche l'arcivescovo, Monsignor Paolo Romeo, ha voluto dare il suo benvenuto al Santo Padre donandogli una statua dell'Immacolata e chiedendo a Sua Santità di pregare per questa terra che da tempo giace afflitta da disoccupazione e da gravi problemi amministrativi che l'hanno ridotta in ginocchio.

Palermo, e la Sicilia unita, ha voluto dare un grande insegnamento, ha saputo stendere un enorme montagna di sabbia sulle critiche che, nei giorni precedenti l'evento, hanno viaggiato a folle velocità sullo stesso binario della macchina organizzativa, tentando di avvelenare il clima, già teso, con vari deragliamenti di percorso e con manifestazioni di protesta annunciate.

Oggi tutto è stato spazzato via dai tanti, lunghissimi, scroscianti e calorosi applausi che hanno accompagnato l'arrivo del Papa; applausi che se fossero stati sostituiti da urla non avrebbero comunque potuto eguagliare un coro tanto unanime.

La folla, composta e silenziosa, ha ascoltato e vissuto la predica del Santo Padre. Precariato, incertezza del futuro e fede in Dio sono stati i tratti salienti dell'omelia. «Oggi sono in mezzo a voi per testimoniare la mia vicinanza. Siamo servi di Dio e a lui dobbiamo tutto, davanti a Dio non dobbiamo presentarci per chiedere una grande ricompensa, noi dobbiamo essere consapevoli di non fare mai abbastanza per Dio». Presenti alla liturgia anche il presidente del Senato Renato Schifani, il ministro della giustizia Alfano, il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo e il Presidente della regione siciliana Raffaele Lombardo.

Prima della benedizione Benedetto XVI ha lanciato un appello accorato: «Siciliani non rassegnatevi al male, un male che si manifesta nella mancanza di lavoro e nell'incertezza del futuro specie dei giovani». Non è stata mai pronunciata dal Santo Padre la parola "mafia" come ci si poteva aspettare, ma quando ha ricordato padre Pino Puglisi la folla si è sciolta in un lungo applauso. «La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Popolo di Sicilia, guarda con speranza al tuo futuro. Fai emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai, vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene».

Parole di speranza che resteranno per sempre nel ricordo di tutti i siciliani.

Sabrina Ferrante