L'uomo, infatti, dopo l'allontanamento dai carabinieri alla fine degli anni Novanta, aveva approfittato della sua situazione di figlio di vittima della mafia e usufruito della legge istituita proprio a favore dei familiari delle persone uccise ad opera di associazioni criminali di stampo mafioso per aggiudicarsi l'agognato impiego alla Regione siciliana nel 2001.
Successivamente, nel 2008 era stato arrestato su richiesta della Procura di Salerno, che aveva dato avvio all'indagine, durata ben due anni, dalla quale si è venuti a conoscenza, nei dettagli, del passato nascosto dell'uomo e della "doppia" vita che mandava avanti da quasi otto anni.
Agosta, infatti, oltre all'attività di ispettore del lavoro con funzioni di polizia giudiziaria, conduceva un'esistenza piuttosto "impegnata" da imputato, se si considerano ben 19 procedimenti legali a suo carico, tra truffa, falso in atto pubblico e reati simili commessi quando era ancora un carabiniere, oltre ad alcune condanne già passate in giudicato alle sue spalle. Un po' troppi precedenti per un impiegato della Regione. Intanto, il licenziato ha contestato la decisione e ha fatto un nuovo ricorso al Tribunale del lavoro di Catania.
Caterina Dazzo
Fonte foto:corrieredelmezzogiorno.corriere.it
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Licenziato dalla Regione figlio di vittima della mafia













