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Università di Palermo: Norman Zarcone, tragedia annunciata

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Ci sono dei nuovi risvolti nel giallo che ha coinvolto l'Università di Palermo e parlano chiaro: Norman Zarcone, probabilmente, è caduto volontariamente dal settimo piano della Facoltà. Causa della tragedia, la condizione precaria comune a tutti i giovani italiani.

 

Non è stata una tragedia accidentale a causare la morte del dottorando Norman Zarcone, deceduto lo scorso lunedì pomeriggio, dopo essere precipitato dal settimo piano della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo. Ma molto probabilmente si tratta di morte volontaria. A confermare i sospetti degli inquirenti, le rivelazioni del padre del ragazzo, Claudio Zarcone, che ha affermato di aver visto il figlio molto nervoso negli ultimi giorni ed, in particolare, la mattina di lunedì 13. Norman, laureato in “Filosofia del linguaggio” con la votazione di 110 e lode, doveva sostenere l’ultimo esame della specialistica. Tuttavia, invece di essere entusiasta per l’avvicinarsi della fine degli studi e dei sacrifici che da anni faceva, temeva di non potere trovare un impiego che fosse al livello delle sue conoscenze e dei titoli che aveva conseguito.


 

Un gesto estremo quello di Norman, ma sicuramente simbolico e portavoce della situazione attuale di non pochi giovani italiani e soprattutto siciliani: la riforma del ministro della Pubblica Istruzione Gelmini sull’università e le scarse possibilità di sfondare nel mondo lavorativo sono preoccupazioni ormai un po’ di tutti i giovani, che non vedono altra alternativa al di fuori della fuga all’estero. In un altro paese europeo, infatti, Norman avrebbe sicuramente ottenuto un lavoro ben stipendiato e soddisfazioni non da poco, mentre qui, nel “bel paese” non ha visto altra via d’uscita che quella di compiere il gesto disperato che l’ha allontanato per sempre dalla vita e dai suoi cari. Perché, come aveva scritto in una lettera indirizzata ad un amico, trovata su un quaderno nella sua stanza, “Compare, la libertà di pensiero è anche la libertà di morire”.

 

Caterina Dazzo