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Catania: Uno "stop" da record a causa degli incidenti

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Problemi di segnaletica stradale all'incrocio tra via Villa Flaminia e via Capricorno in territorio di S.Giovanni Galermo.

Chi guida e, speriamo sia valido per tutti, possiede una patente, deve avere un'effettiva conoscenza dei segnali stradali, di conseguenza chi si trova davanti ad un segnale di "stop" sa che è assolutamente obbligatorio fermare il veicolo che si conduce per dare la precedenza sia da destra che da sinistra. Come spesso accade, però, di fronte ad ogni buona norma o regola c'è sempre qualche eccezione che la conferma. In via Villa Flaminia, infatti, a S. Giovanni Galermo, non è cosi. Gli abitanti della zona, stanchi di assistere ai numerosi incidenti che si verificano settimanalmente, chiedono provvedimenti seri sia al consiglio di quartiere che all'amministrazione comunale cittadina. Il segnale di stop incriminato si trova all'incrocio tra via Villa Flaminia e via Capricorno, proprio all'altezza del civico 25. «L'incrocio con lo stop è stato realizzato per evitare che si creassero ingorghi, perché "dicevano" che quì in periferia era facile se ne formassero, anche se in realtà poteva succedere un'oretta la mattina e solo nel periodo scolastico» – racconta a denti stretti la signora Cettina Scuderi, il cui balcone di casa è ormai diventato una tribuna involontaria, da dove si vedono gli spiacevoli sinistri stradali. Quando chiediamo alla sig.ra Cettina a quanti tamponamenti ha assistito, è il figlio Giuseppe che lesto ci risponde: «Ahimè siamo stati testimoni di almeno 30 incidenti e solo dall'inizio di quest'anno. Lo stop non si vede e l'incrocio è fatto male perché non è visibile la traversa a sinistra - afferma ancora Giuseppe - le macchine sbucano all'improvviso e non rispettano né limite di velocità né segnali stradali».

La signora Carmela Vicari, un'altra spettatrice involontaria degli incidenti di via Flaminia, ci dice: «Ho assistito a quasi tutti gli incidenti, in alcuni i danni maggiori sono stati riportati solo dai veicoli con i conducenti rimasti illesi, altri invece di maggiore gravità per le persone. Una volta una donna è finita sotto le lamiere della sua macchina – racconta ancora attonita la signora Carmela – sono stati mio figlio Aurelio, e il suo amico Salvo, ad estrarla viva».

Il segnale che avvisa dello stop a 150 metri non è ben visibile, e non vi è nemmeno uno specchio che permetta una maggior visione delle auto che sopraggiungono da via Capricorno. Che qualcuno non sia entusiasta del prezioso cartello di "stop" è facilmente intuibile dal fatto che, una volta, il suddetto è stato divelto e poi estratto dalla sua base cementizia, per poi essere rinvenuto e ricollocato, nella sua più idonea sede, dai alcuni giovani volenterosi del quartiere.

Antonella Bontempo, che insieme ai fratelli gestisce un'autofficina proprio in via Villa Flaminia, in prossimità sinistro incrocio, ci descrive una situazione invivibile: «Spero che si faccia qualcosa al più presto perché altrimenti dovremmo provvedere, anche noi, ad operare seri provvedimenti; un muro di contenimento, una barriera di protezione o addirittura chiudere il territorio di nostra pertinenza con dei cancelli». L'autofficina, infatti, a detta di tutto il vicinato, è quella sottoposta al maggior pericolo: a causa degli urti molti veicoli sono arrivati fin dentro l'officina rischiando, più volte, di travolgere gli operai che in quel momento stavano lavorando. La sig.ra Agata Scifo, madre di Antonella, è cardiopatica e, proprio a fil di voce, ci racconta ancora scossa: «Il ripristino del sito in questione è necessario. Ne va anche della nostra salute. Ogni incidente che c'è saltiamo in aria e lo stesso fa il mio già debole cuore. Io sono una cardiopatica ed ho paura per i miei figli che lavorano in officina, ma anche per me stessa, perché ormai sono priva di andare a trovare anche i miei figli per non camminare vicino a quella zona. Siamo in pericolo - insiste - ma stanno aspettando la morte di qualcuno?».

Antonella, così come la madre, e chi vive in via Villa Flaminia, chiede una maggiore tutela e verifica da parte del consiglio di quartiere o di chi ne detiene la pertinenza territoriale: «E' necessario sistemare questa situazione - continua ancora un'appassionata Antonella - magari mettere dei semafori, dei dorsi artificiali, delle bande sonore, insomma urgono interventi importanti prima che accada il peggio. Esorto, inoltre, quel "qualcuno" che può e non fa nulla di passarsi una mano sulla coscienza».

Fino adesso "in troppi hanno fatto finta di non vedere e di non sentire". Speriamo che non debba davvero scapparci il morto, prima di trovare finalmente una soluzione risolutiva al problema.

Manuela Scuderi

Foto: Manuela Scuderi