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Giarre: pronosticati i risultati del concorso per vigile urbano

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Una lettera anonima anticipa 4 nomi tra i primi in graduatoria

Il dibattito cittadino in questi giorni ferve, indignato, anche se non incredulo, per i risultati della prova preselettiva del concorso per 7 posti di agente di polizia municipale al Comune di Giarre. Qualche giorno fa, infatti, La Repubblica aveva riportato la notizia di una lettera anonima che anticipava l’esito delle selezioni. E questa volta il polpo Paul non c’entra.

Il misterioso autore, che non aveva dubbi su alcuni dei nomi dei candidati vincitori, ha spedito la missiva alla Procura della Repubblica, alla Guardia di Finanza e persino ai vigili del fuoco prima ancora che le prove avessero luogo.  La pubblicazione delle graduatorie, dieci giorni dopo, ha dato ragione al suo pronostico. L’anonimo ha centrato, infatti, quattro dei nomi, che si sono piazzati tra i primi sette posti e “casualmente” appartengono ai figli di tre dipendenti comunali e alla figlia di un sindacalista Cisl.

Un enigma imbarazzante, che sicuramente ci porta ad escludere l’ipotesi della pura coincidenza, tenendo conto anche del fatto che a presentare domanda sono stati in circa 1700.

Il concorso, che era stato indetto addirittura nel 2007 per poi essere rimandato ben dodici volte, ha suscitato non poche perplessità anche durante lo svolgimento delle prove, giudicate dai partecipanti troppo complesse, anche per un laureato in giurisprudenza (tra i quesiti, quello riguardante la sanzione pecuniaria al mq per il disboscamento abusivo e quello per il taglio degli alberi di interesse storico). Nonostante ciò il candidato piazzatosi al primo posto ha risposto correttamente a tutte le cento domande, ottenendo il massimo di 200 punti.

A quanto sembra, inoltre, non sono stati nemmeno firmati i plichi chiusi contenenti i test compilati e le risposte, non si sa per quale motivo, sono state ricopiate dalla commissione su un ulteriore foglio.

Il sindaco Maria Teresa Sodano, dal canto suo, ha garantito «l’assoluta trasparenza della prova», asserendo che sia «fisiologico» in un piccolo centro che ad un concorso pubblico partecipino «figli di dipendenti e di amministratori».

Non ci sorprende, però, che affiorino delle dinamiche così poco chiare nell’ambito di un concorso pubblico, e non manca di certo il disgusto per l'ennesimo caso, quantomeno bizzarro, che dimostra, ancora una volta, come ad essere premiato non sia il merito ma il trionfo della furfanteria.

Venera Tripoli