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Uffici postali "minori": vietato l'elimina code

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Alcuni cittadini sono costretti ad interminabili code prima che arrivi il loro turno

Siamo nell'era di i-phone e i.pad. Un'era in cui gli antenati immaginavano forse ci sarebbero stati a disposizione viaggi interspaziali con voli low-cost. Certo è che mai, avrebbero immaginato che nel 2010 ci saremmo dovuti imbattere contro una bieca burocrazia. Eppure è così. Ancora oggi, infatti, esistono servizi pubblici rimasti all'era "Neanderthal". Il servizio pubblico in questione è l'ufficio postale, o per meglio dire (ed è fondamentale precisare) un piccolo ufficio postale. Qui, per forza di cose, le file che si creano sono immense.

Spesso e volentieri i maggiori usufruitori del servizio sono i pensionati, costretti, solo per riuscire a pagare una bolletta o ritirare la pensione, ad alzarsi la mattina alle 6, quando va bene, nel tentativo di essere in cima alla fila indiana di persone che di lì a poco giungeranno alla posta. Il punto è proprio questo.

Ovvero, non tanto l'enorme fila che si viene a creare, bensì il divieto di far qualcosa per migliorare tale disservizio. Già perché, udite udite, la Direzione Poste Italiane - così come riferitoci dal direttore di uno di questi uffici postali sito a Catania - non prevede in alcun modo l'utilizzo dell'elimina code per gli uffici postali minori. Anzi, lo vieta categoricamente. Come se anche il comune cittadino che vi si reca, sia da classificare come degno di minore considerazione rispetto ad altri.

Come è possibile che un semplicissimo strumento di uso comune, ma di notevole utilità, sia totalmente vietato e quindi bandito?

Come è possibile che Poste Italiane, che da sempre da spazio a svariati servizi, come per esempio quelli bancari o telefonici (tanto per citarne qualcuno), si perda in un bicchiere d'acqua al momento di rendere più semplice ed umana la vita dei suoi stessi clienti? È forse giusto che esistano uffici postali di "alto livello", ed altri in cui non è in alcun modo consentito di tenere un semplice elimina code? Chi di dovere, non sa che sarà proprio il cittadino ad avere la peggio su questa discriminante decisione? Mentre le domande incalzano l'una dietro l'altra, la fila continua ...

Roberta Tomaselli