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Felice Lo Faro ce l'ha fatta!

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Dal 1° agosto è stato reintegrato a lavoro
Grazie alla sua spettacolare quanto singolare protesta, si era incatenato ad un palo in Piazza Duomo a Catania, sopravvissuto per quasi due settimane all'interno di una scomoda tenda da campeggio nell'assolato luglio di quest'estate infernale, e certamente per il poco o tanto credito attribuitogli dagli organi di stampa, Felice Lo Faro ha finalmente ottenuto, dopo tante sofferenze e notti insonni, il suo agognato posto di lavoro. Avevamo conosciuto Felice qualche tempo fa, quando casualmente, grazie anche alla segnalazione di una collega, incrociammo per la prima volta il suo sguardo perso e solitario, ma da gran combattente quale s'è poi dimostrato d'essere, durante la sua plateale protesta di fronte a Palazzo degli Elefanti per poter ottenere il dovuto, ma soprattutto combattuto e guadagnato per legge in tribunale, mediante sentenza passata in giudicato se pur in primo grado, reintegro all'interno della cooperativa sociale "Creattività", dove prestava il suo esercizio.

Felice, in seguito all'interessamento dei suoi nuovi legali e, come già detto, alla molteplice azione divulgativa ed informativa degli organi di stampa, che hanno dato risalto alla sua triste storia di cittadino abbandonato dalle istituzioni e che lo hanno seguito nel suo lento ma inesorabile incedere verso la chimerica conquista del suo posto di lavoro, ha finalmente ottenuto il suo contratto di assunzione professionale a tempo indeterminato, anche se, ironia della sorte, inizialmente in prova per 90 giorni.

Documenti alla mano, che certificano la sua avvenuta integrazione all'interno della cooperativa sociale "Creattività", incontriamo Felice Lo Faro per fare il punto della situazione.

Felice, non sara' stata certamente facile l'avventura e la battaglia che ha ben condotto per il suo ritorno alla normalità e per il diritto al lavoro, ma quali sono le sue prime impressioni, adesso che alla sua storia può essere scritto un lieto fine e che l'azienda abbia finalmente capitolato in suo favore?
«Io penso che se una persona deve arrivare a tutto questo per poter ottenere i giusti e dovuti diritti, peraltro già disposti dalla legge, vuol proprio dire che la nostra società è davvero allo sfacelo».

Quanto tempo è passato prima che ci si accorgesse di lei e le venisse inoltrata una valida proposta di reintegro?
«Dal momento in cui mi sono incatenato in piazza D'uomo, davanti al "palazzo del potere", stravolgendo non solo la mia vita ma anche quella dei miei familiari, che hanno tribolato accanto a me preoccupandosi per la mia stessa salute vista l'eccezionale ondata di caldo di quei giorni infernali, è passato oltre un mese».

Adesso che ha ottenuto il reintegro presso l'azienda, quali sono le sue aspettative per il futuro?
«Spero che vada tutto bene e che soprattutto non ci siano rappresaglie nei miei confronti, ed anzi mi auguro di vero cuore che tutti insieme si possa collaborare per il bene collettivo».

Quanto pensa abbia contato nella sua storia l'incessante supporto degli organi di stampa, tra gli altri anche l'interessamento della nostra redazione di "Oggimedia"?
«E' stato fondamentale, anzi direi "vitale", ed anche se qualcuno potrebbe obiettare che le mie parole sono fin troppo esagerate, vi prego di credere che io ne sono assolutamente "convinto". Sarei rimasto da solo altrimenti!»

Qualora in seguito alla sua reintegrazione dovesse avere ancora problemi con la cooperativa, con la quale ha lungamente dibattuto in quest'ultimi anni, ricordiamo fin dal 2005, sarebbe ancora disposto a ribellarsi, scendere ed incatenarsi nuovamente in piazza?
«Si. Non avrei alcun dubbio, rifarei tutto da capo pur di poter garantire un pezzo di pane ai miei figli e non solo per 15 giorni, come è capitato in questa occasione, ma anche ad oltranza e fino a che i miei diritti non saranno rispettati».

Ritiene di dover ottenere altre sue richieste, o avere soddisfazioni di altra natura, che devono ancora essere assolte dall'azienda che l'ha reintrodotta in organico?
«Io non voglio nient'altro che lavorare onestamente. Chiedo solo che siano rispettati i miei diritti e le giuste sentenze dei tribunali che si sono occupati del mio caso. Se mi permette lasci che io possa ringraziare pubblicamente qualcuno attraverso il vostro canale informativo. Ringrazio tutti gli amici che mi sono stati vicini, soprattutto i giornalisti, senza di voi i riflettori non si sarebbero mai accesi e non avrei potuto portare alla luce la mia storia, le forze dell'ordine che tanto hanno fatto nel mio periodo di forzata prigionia in piazza D'uomo, mentre condanno, invece, vivemente il disinteresse assoluto manifestato dagli inquilini del "palazzo del potere"».

Marco Lombardo