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2^ edizione di "Musica contro la Mafia" a S.G.la Punta

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Si è svolta mercoledì 21 luglio, presso l'anfiteatro comunale di San Giovanni la Punta, la 2° edizione della manifestazione "Musica contro la Mafia" – In memoria del giudice Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia.

Musica e Mafia. Un connubio sicuramente anomalo ed inconsueto ma mai come oggi necessario per trasmettere e comunicare ai giovani la cultura della legalità e del rispetto. «La musica è un linguaggio universale che molto più di convegni, seminari e quant'altro, permette la divulgazione, ai giovani, dei valori più disparati»: con queste parole l'On. Salvo Pogliese, intervenuto alla manifestazione, ha commentato proprio la relazione tra musica e mafia. «Eventi come questo – ha continuato l'onorevole – che ha visto la partecipazione di qualche migliaio di persone, moltissime tra le quali giovani, credo sia di grande valenza perché permette la divulgazione dei valori della legalità e della lotta alla mafia. Valori che hanno accompagnato soprattutto quest'ultima generazione la quale, 18 anni fa, si è ribellata trovando il coraggio di ribellarsi».

L'evento, giunto alla sua 2° edizione, è stato fortemente voluto dall'amministrazione comunale, nella persona del sindaco dott. Andrea Messina, che ha appoggiato il progetto promosso dall'ass. Donne in Azione e dalla presidentessa, nonché neoeletta consigliere comunale, Laura Irari Sareri, la quale ci ha detto: «Musica contro la Mafia nasce nel 2009 proprio nel territorio di S. G. La Punta che più volte è stato oggetto di episodi di infiltrazioni mafiose. L'iniziativa è stata accolta da subito dall'Amministrazione comunale, dal Sindaco Andrea Messina e da tutte le associazioni che hanno partecipato al progetto, alle quali va un ringraziamento particolare. Associazioni quali Momenti Vivi, Controcampus, La Misericordia di San G. La Punta, Trappeto Volante, Cervantes, Le Liotrine e Giovane Italia, anche se di diverse componenti politiche e culturali, hanno sposato col cuore l'iniziativa, non come passerella per gli artisti ma come momento comunitario e forte».

Lo stesso Andrea Messina, ospite della serata insieme all'avv. Giacomo Bellavia, all'On. Salvo Pogliese, al Procuratore della Repubblica di Catania dott. Mario Busacca, al responsabile "Agende Rosse" di Catania dott. Sebastian Zappulla, e al fratello del giudice Borsellino, Salvatore, ha ribadito più volte, ai nostri microfoni, la necessità, per le amministrazioni, di «mantenere vivo il messaggio ai giovani e la fiducia nelle istituzioni, soprattutto oggi che qualche verità sta venendo a galla. Perché la mafia può essere sconfitta solo con la forza e la determinazione dei giovani e soprattutto delle nuove generazioni. Ed è nostro compito, allora, aiutarli a tirar fuori la forza e il coraggio di lottare sempre». In questo modo, ha continuato il primo cittadino, l'operato dei giudici Falcone e Borsellino e di tutti gli altri nostri eroi «acquisisce anche un altro valore perché oltre a combattere contro la mafia sono stati costretti a combattere anche contro quei poteri deviati che stavano all'interno del nostro Stato».

L'evento è stato introdotto dal un commovente e toccante discorso di Salvatore Borsellino, fratello del giudice barbaramente assassinato a Palermo in via D'amelio il 19 luglio di 18 anni fa insieme ai ragazzi della sua scorta. Borsellino, in un'ovazione di plausi e ammirazione, ha ribadito come, quarant'anni fa, la sua scelta fu diametralmente opposta a quella del fratello Paolo: non poteva sopportare di vivere e di far crescere i suoi figli nella stessa città in cui camminavano, indisturbati, gli assassini del generale Dalla Chiesa, del capitano Basile e di tutte le altre vittime della mafia. Perciò lasciò Palermo insieme alla moglie, per cercare altrove quella legalità e quella giustizia che in Sicilia non poteva trovare, soprattutto a quei tempi quando ancora non sapeva delle presunte collusioni tra Stato e mafia. Quelle stesse collusioni che poi, quel maledetto 19 luglio 1992, portarono all'uccisione del fratello, in quella che lui stesso definisce una "Strage di Stato: nient'altro che una Strage di Stato". Paolo, invece, scelse di restare e combattere dall'interno quel "puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità", anche se Palermo non gli piaceva. Proprio perché non gli piaceva, decise di restare e imparò ad amarla, "perché il vero amore consiste nell'amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare". Sono proprio questi valori di purezza e di ottimismo nella giustizia, nonostante sapesse di dover morire, che hanno fatto di Paolo Borsellino l'eroe dei nostri giorni. Gli stessi valori, gli stessi simboli e gli stessi ideali che mercoledì sera, sul palco allestito all'interno dell'anfiteatro comunale di S. G. La Punta, sono stati "tradotti in musica" dai giovani artisti esibitisi gratuitamente: Big D Strange e Vincent, Blaze e Soci, Domenico Bonanno, Electric Soul, Fabrizio La Rocca, Gabriele Papalia, Giovanni Condorelli, Harvester, Line Up, Malvenia, Motovario, Miriam Lanzafame, The Aces.

«Io credo – ha commentato inifne l'On. Pogliese – che le stragi del 1992 abbiano rappresentato un giro di boa e un nuovo moto di ribellione di tutta la società civile nei confronti dell'omertà mafiosa. Dopo quelle stragi lo Stato, soprattutto in Sicilia, ha ripreso ad essere "STATO" attraverso leggi ed interventi molto più radicali. La regione siciliana, ad esempio, nel dicembre del 2008 ha approvato, in assoluta autonomia e con il voto unanime di tutto il Parlamento regionale, quello che è stato definito il "credito d'imposta contro la mafia" il quale permette un esonero totale dalle imposte regionali per 5 anni a quei soggetti, come commercianti e imprenditori, che si sono ribellati e hanno denunciato». Perché un'altra Sicilia è già in movimento; un'altra Sicilia è possibile ed è quella vera: disgraziata ma bellissima, come lo stesso Paolo Borsellino definiva. Questa è la Sicilia che ci piacesse arrivasse oltre i nostri confini: una Sicilia fatta di passione, di voglia di riscatto, di leggerezza e complicità, di giovani e meno giovani che tutti, uniti, ricordano, non dimenticano e si ribellano. Perché la mafia non è solo in Sicilia. La mafia, come ha detto anche il consigliere Iraci durante il suo intervento, «non è l'omino con la coppola e la lupara segregato in qualche paesino sperduto e desolato. La mafia si trasforma e cambia volto. La mafia è quel cancro culturale che attanaglia le nostre menti, le menti di tutti, ed è quello stesso cancro che consente ad una persona qualunque di alzarsi la mattina, e decidere di sparare indisturbato, in piazza a Catania, davanti un'università dove tutti noi passiamo la maggior parte del nostro tempo, ferendo una ragazza incolpevole, Laura Salafia, che, per fortuna, nonostante tutto, è riuscita a sopravvivere. Anche questa è Mafia». La mafia, quindi, non è solo in Sicilia. Perchè la Sicilia, quella vera, è tutta un'altra..... "cosa nostra".

Emanuela Annita Scuderi