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Felice Lo Faro: reintegrato al lavoro dal giudice, l'azienda opina

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Continua ancora imperterrita la singolare protesta intentata del signor Felice Lo Faro, che vive ormai da giorni all’interno di una tenda da campeggio sotto l’ombra buona del “Liotru” e  forse “nell’ombra”, quasi fosse un fantasma, davanti all’ingresso del Municipio di Catania in piazza Duomo.

La storia di cui vi rendiamo cronaca, che ha come protagonista, suo malgrado, il quieto signor Felice Lo Faro, ha davvero dell’incredibile.

Allontanato sotto richiesta verbale dalla cooperativa “Creattività” nel lontano 2005, viene reintegrato all’esercizio lavorativo dal Tribunale del lavoro di Catania, mediante sentenza di primo grado risalente al gennaio 2010. Nonostante, quindi, il signor Felice Lo Faro abbia ricevuto ed a pieno diritto e titolo di essere reintegrato presso l’azienda che lo aveva “richiesto fuori” indecorosamente, la stessa, invece, nicchia senza alcun fondamento rifiutandosi, peraltro, arbitrariamente al reinserimento ed ergo all’esecuzione della sentenza. In seguito, inoltre, al fallito tentativo di conciliazione tra il Comune di Catania e la Cooperativa sociale “Creattività” in favore del Lo Faro, lo stesso, ormai disperato ed in preda al panico, poiché senza un soldo in tasca per sfamare la sua già larga famiglia, ha deciso di trasferirsi ed alloggiare in modo definitivo davanti al palazzo del potere catanese, almeno fino a quando la sua situazione non avrà destato e raccolto l’interesse collettivo che certo ben merita, non solo perché cittadino e contribuente di una realtà sociale che continua a volersi definire civile e democratica, ma anche, e soprattutto, perché è la stessa legge che gliene conferisce l’autorità. «Quel posto di lavoro mi spetta di diritto - riferisce disperato e deluso il signor Lo Faro - io voglio solo quello che è la legge stessa a riconoscermi e null’altro di più. E’ mai possibile – continua ancora a denti stretti “l’accalorato”(ricordiamo che ci troviamo sotto il cocente sole di luglio in pieno centro a Catania) sig. Lo Faro - che ormai neanche le sentenze emesse da un Tribunale debbano essere rispettate? Se non è una vergogna questa, ditemi voi cosa lo è?»

«Ci fosse stato poi qualcuno del comune, un vigile, un impiegato – continua ancora il Lo Faro come un fiume in piena - a portarmi, non dico tanto, anche un semplice bicchiere di acqua, fanno come se io non esistessi, mi passano davanti come fossi un fantasma, occupo anche abusivamente, lo riconosco anche se per pura provocazione, il suolo pubblico e nessuno osa avvicinarmi neanche per dirmi di spostarmi. Sono sempre più convinto che vogliono lasciarmi morire qui davanti come fossi ai loro piedi…che schifo».

Ci congediamo dal signor Lo Faro con la solenne promessa che non lo abbandoneremo al suo mesto destino e speriamo che qualcuno “del palazzo che conta” voglia provvedere in breve alla bizzarra questione di un povero prigioniero dell’indifferenza, ed ove fosse possibile prima che ci scappi il morto visto anche il severo caldo di questi ultimi giorni.

Felice vai avanti, “Oggimedia” lotta con te!

Marco Lombardo