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Vecchi merletti

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Nell’epoca degli ipermercati e dei centri commerciali, spariscono mercerie e alimentari di quartiere. 
  

Quella che fino a pochi anni fa sembrava una prerogativa delle metropoli o comunque delle grandi città, la diffusione, cioè, di centri commerciali, ipermercati, megastore e quant’altro, è ormai una realtà anche nelle medie e piccole città.

Lasciamo ai sociologi o agli analisti economici l’onere di spiegare le motivazioni o le implicazioni del fenomeno, noi molto più modestamente ci vogliamo soffermare su uno dei tanti effetti di questa evoluzione del costume nelle nostre città: la scomparsa di quelle attività ( commerciali o artigianali ) piccole, a conduzione quasi esclusivamente familiare, tipicamente di quartiere. Chi non ricorda la merceria della signora Mariuccia dove le nostre mamme ci mandavano a comprare bottoni o matasse di filo o cerniere lampo, che vendeva anche le caramelle a forma di pesciolino così buone.

O la rivendita di alimentari del signor Paolo che conosceva tutti e ci raccomandava sempre di salutare nonna; la latteria dei signori Mulè, con quelle cassette di bottiglie di vetro con i tappi di stagnola colorata; la sartoria con il manichino a mezzobusto e i cappellini per signora in vetrina.

E’ vero il progresso impone decisioni e cambiamenti; le necessità della pubblica igiene non sono garantite da vendite al minuto di prodotti alimentari sfusi, gli abiti confezionati industrialmente costano meno e sono alla moda, le mamme lavoratrici non hanno più il tempo per rifare orli o cucire bottoni, non conosciamo più chi lavora nei negozi sotto casa, anche perché non si fa in tempo ad imparare il nome in inglese della catena internazionale di vendita di caramelle, che l’attività viene sostituita dalla videoteca dal nome che ricorda un film dell’orrore. Questo è il progresso, ma noi vorremmo tanto sentire ancora il sapore di una di quelle caramelle a forma di pesciolino, l’odore del latte fresco.

Giuseppe Rubino