OGGIMEDIA.IT

News, curiosità e tendenze sul web

Sei su: Arte cultura e tradizioni I giovani e l’incapacità di comunicare

I giovani e l’incapacità di comunicare

E-mail Stampa PDF
Condividi su : FacebookGoogleTwitterhttp://www.wikio.itDiggGurura

I nostri ragazzi non sanno più scrivere. Non comunicano. Non sentono. Sono il risultato di un’incapacità di comunicare figlia dei nuovi mezzi di comunicazione di massa. Quanto abbia influito internet su tutto questo è evidente, se si pensa che i sentimenti e le emozioni sono soppiantati dai pensieri abbreviati e impersonali viaggianti su banda larga. Non è solo una questione grammaticale o lessicale. Non si tratta solo di non riuscire a produrre un testo minimamente complesso che sia anche corretto e comprensibile. Il problema è all’origine: nell’incapacità di scrivere e di parlare di se stessi, del proprio io e del proprio sentire; nella scelta di usare lo stampatello anziché il corsivo non solo per scrivere sms ed email, ma anche nella vita lavorativa e sociale. La grafia, ad esempio, che un tempo veniva insegnata nelle scuole come materia basilare, aveva la funzione di veicolare le emozioni sui fogli volanti, circoscrivendo un modo di essere unico e peculiare. Invece oggi i ragazzi sembrano aver paura di trovare un loro modo di essere e utilizzando lo stampatello sfuggono da se stessi riflettendosi negli altri: in un mondo globale e identico, dove il “che” lascia il posto al “ke” e dove il colore e i profumi della carta e della biro lasciano il posto a un monitor e a una tastiera. Un giretto su internet è proprio il modo migliore per tastare con mano questa dilagante incapacità dialettica. Pagine e pagine di acronimi, abbreviazioni e sigle, per dire quello che una volta era possibile dire solo vis-à-vis, col cuore in mano e guardandosi negli occhi. Pagine e pagine di parole usate senza senso e senza mezze misure, in un mondo dove tutto è linguisticamente lecito, dove non c’è pudore perché non c’è contatto, dove le emozioni si arrendono a impeti primordiali e a veemenze impersonali.

Anche questo è analfabetismo: forse l’analfabetismo più pericoloso del nuovo millennio, tradotto nell’incapacità di comunicare efficacemente con gli altri attraverso la scrittura. Sebbene tutto questo sia pressoché inevitabile nel mondo delle nuove tecnologie, la scuola e la famiglia potrebbero essere dei deterrenti utili per frenare questa inesorabile ignoranza dell’essere.

Una scuola che “indottrini” meno e insegni di più, che usi di più una didattica motivante piuttosto che accondiscendete, che di fronte a compiti di scrittura riesca a suscitare il piacere o almeno l'urgenza dello scrivere o, meglio ancora, di leggere. Una famiglia dove si parli di più e si corra meno, dove i ragazzi possano trovare interlocutori attenti e premurosi che non siano la tv o il PC.

I nostri ragazzi tornerebbero, così, ad identificarsi con i piccoli grandi “eroi” di tutti i giorni piuttosto che con le veline, le letterine e i reality di turno, e verrebbero affascinati non dalla sessualità, dalla spudoratezza e dalla scurrilità di quel mondo, ma dalla sete di conoscere e imparare per costruire un loro modo di essere e non un modo di comparire.

Emanuela Scuderi