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Il Misconosciuto autore dei Beati Paoli

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A quasi settant’anni dalla morte di Luigi Natoli, in Italia cominciano a comparire articoli e recensioni che esprimono meraviglia per l’importanza di un autore rimasto troppo a lungo misconosciuto. Si parla di un letterato fine e prolifico nonché storico rigoroso, che è stato definito “l’ultimo degli scrittori tipicamente popolari”.

Possiamo dire che solo da qualche anno in Italia si stanno promuovendo studi sulla sua figura di intellettuale e di scrittore. La “fortuna” attuale di questo autore coincide con la ristampa dei suoi romanzi più noti ad opera della casa editrice Flaccovio e in particolare de I Beati Paoli a cui Umberto Eco premise un saggio introduttivo che aprì un articolato discorso critico su questo scrittore palermitano. Nato a Palermo nel 1857, cominciò a collaborare con il «Giornale di SIcilia» all’età di diciassette anni. Minuzioso conoscitore della storia siciliana, condusse i suoi studi mosso da una straordinaria passione per la propria terra, scrivendo una grande quantità di articoli e più di trenta romanzi ma anche una serie di numerosi racconti. Qui personaggi e vicende rivivono fascinosamente, trattati talvolta con commozione, tal altra con acuta ironia, e sempre con stile scarno e smaliziato. La vasta produzione di Natoli matura entro una dimensione storico- sociale della vita siciliana, per intenderci, quella che va dalla fine dell’Ottocento fino al primo trentennio del Novecento, caratterizzata da equilibri assai precari. Natoli nella storia ritrova le radici dell’impegno politico del popolo sicilano e nelle glorie passate lo stimolo per una positiva azione nel presente.  Appositamente per il «Giornale di SIcilia» Natoli scrisse I Beati Paoli, romanzo d’appendice popolare quanto nessun altro mai.


Il romanzo ebbe notevole diffusione anche in America ( per mezzo della Italian Book Company) dove, tutt’oggi è considerato il best-seller della little Italy. Negli ultimi anni è stato tradotto anche in spagnolo a Buenos Aires, in francese e in tedesco.

Al ciclo natoliano dei Beati Paoli e del seguito Coriolano della floresta si ispirò anche il cinema, nel 1947  infatti la casa di produzione palermitana O.F.S. avviò le riprese di due film: I cavalieri dalle maschere nere e Il Principe ribelle. Il romanzo è ambientato nella Palermo del primo Settecento e narra le romanzesche vicende della setta segreta dei Beati Paoli, in cui molti vollero vedere gli antecedenti del fenomeno mafioso.

L’attività delle società segrete costituì per Natoli un polo d’attrazione. Si trattava d’altronde di un topos letterario già codificato in altri romanzi popolari. Ricordiamo che Balzac, Dumas e altri avevano scelto come elemento dell’intreccio l’azione delle società segrete. Sulla scorta delle scarse fonti storiche che ci sono pervenute, non possiamo esprimere un giudizio certo su questa setta che sicuramente esistette ma le cui vicende oscillano tra realtà e leggenda. Alcuni studiosi la descrivono come una setta empia che infine viene sgominata e dispersa, il Natoli ce la mostra, invece, come un vero e proprio tribunale di giustizia, protettrice dei deboli e degli oppressi.

Comunque stiano le cose, a Natoli va il merito di aver ricostruito fonti storiche scarne e frammentarie, tessendo un intreccio narrativo tale da far acquisire alla leggenda un nuovo livello di legittimazione nella tradizione letteraria isolana che viene così recuperata anche nelle sue pieghe meno conosciute. E ancora oggi la fantasia popolare palermitana – per un fenomeno naturale di estrapolazione – si ostina a voler credere che ogni cavità esistente nel sottosuolo palermitano sia stata utilizzata dalla setta dei Beati Paoli.

Venera Tripoli