Timor Sacro, ultimo e intenso, senz'ombra di dubbio sofferto, lavoro di Stefano Pirandello, è l'opera forse più rappresentativa del figlio d'arte più in ombra del Novecento. Timor Sacro è un romanzo nel romanzo, una storia nella storia.
Stefano Pirandello riversa in queste sue ultime, disperate pagine, la sofferenza di una vita vissuta all'ombra del padre, una vita dedicata alla collaborazione estenuante col genitore, a scapito della sua carriera di scrittore. Stefano Pirandello si serve non di uno, ma ben due alter ego, per raccontare il suo ″Timor Sacro", per raccontare uno spaccato della famiglia Pirandelliana che ci viene mostrata attraverso le vite di Simone Gei e Viktor Selidan.
Protagonista assoluto della conferenza l'attore teatrale e cinematografico Leo Gullotta. L'attore, che non perde occasione per ribadire la sua "sicilianità", ha magistralmente letto e interpretato tre brani tratti dal libro strappando applausi alla platea, sottolineando che per lui è un dovere tornare nella sua città, nelle università, essere presente in queste occasioni, perchè "la cultura si deve costruire nelle scuole, la cultura è mischiarsi, stare insieme".
La Conferenza ha visto gli interventi di Sergio Sciacca, critico de "La Sicilia", e di Simona Lo Iacono, magistrato e scrittrice.
Nel Finale sono arrivati gli elogi anche da parte del direttore del Teatro Stabile, Giuseppe di Pasquale, che ha colto l'occasione per invitare i presenti alla rappresentazione de " Il gigante e la montagna" opera di Luigi Pirandello, ultimata dal figlio Stefano, in prossima programmazione presso lo stesso teatro.
Foto del redattore
Philip Emmanuello
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Leo Gullotta legge Stefano Pirandello













