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Palermo. L'anima Barocca: confini identitari e pratiche culturali.

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In una società pervasa dal "potere" delle immagini, il dipinto del celebre pittore Renato Guttuso: "il Mercato della Vucciria di Palermo", conservato presso Palazzo Steri, delineava perfettamente già nel 1974, il profilo intimo; solidale; verace e per certi versi presuntuoso della città barocca e "poliglotta" per antonomasia: Palermo (dal latino Panormus: tutto porto).

Non c'è termine di paragone più pertinente di questa sublime e verista rappresentazione, per cercare di investigare sulle amenità culturali e sociali del capoluogo siciliano. Città preda di innumerevoli popoli che si cimentavano nelle più disparate attività, siano esse commerciali o culturali, è sempre stata oggetto di conquiste, da ciò probabilmente deriva, lo status colorito, folkloristico e "lamintusu" dei panormiti. Il palermitano, colui che si apostrofa con orgoglio e con estrema abnegazione in tal modo e la relativa città di appartenenza, celano da secoli, un'anima intimamente barocca.

Nel '600, il capoluogo era governato dal Senato: "gli uomini di potere e la politica c'entrano sempre qualcosa", come direbbe Giuseppe Pitrè; e in effetti, l'esacerbazione, l'estro, la pomposità tipiche dell'epoca barocca, risiedono nei meandri più latenti di tutti i palermitani. La parola: vucciria esplica al meglio tale tesi, poichè il suddetto francesismo (da boucherie: macelleria), con il chiaro riferimento alla dimensione domestica, del cibo, oltre che della confusione proverbiale, che invade ed al contempo culla le coclee dei clienti che si recano puntualmente al mercato, rende merito alla natura baroccheggiante del popolo devoto alla Santuzza.

Riconoscere e determinare dei confini identitari ovviamente è solo una provocazione, si è consapevoli del fatto, che non esiste nessun campanilismo, se non che nelle menti di signorotti impegnati a perseguire particolari interessi, piuttosto che numerosi consensi sociali (voti elettorali).

Ma il palermitano, non si piega così semplicemente. Certo, ammettere che ci siano delle sperequazioni eclatanti, in ogni settore, compreso quello sociale, non sarebbe motivo di orgoglio, ma la realtà dei fatti è questa.

Lui, però è fatto così: veste in un certo modo (si deve riconoscere); il solito look da figlio di papà, che in realtà accende un mutuo solo per andare a fare una crociera con gli amici durante le vacanze estive, estremamente curato e alla continua ricerca del bello, quasi fosse un neoplatonico (anche i greci hanno contribuito a tal processo, non fosse altro che per l'etimologia di molti termini dialettali), un esteta a tutti gli effetti, indossa accessori in oro giallo (ma non solo), mostra con orgoglio l'ultima macchina in voga, assume una postura e delle movenze abbastanza marcate, ma anche molto rispettose, e chiude il cerchio, comunicando attraverso un eloquio straordinario, un linguaggio così affascinante ed intriso di storia, pratiche culturali, battaglie e conquiste, che allietano chi ode cotanta poetica.

La prosodia, colpisce parecchio il "nordico" che rimane perplesso e purtroppo troppe volte impaurito non appena nota un'inflessione palermitana, durante una conversazione casuale, magari in aereo, ma è anche ciò che connota questa terra, piena sì di omertà, ma anche di meravigliose amenità.

La vera anima del popolo palermitano, è rappresentata da una grande passione, che non si traduce necessariamente in tutto ciò che è bello, ma altresì nella solidarietà verso il prossimo.
La grande umanità che connota i panormiti, la si scorge in ogni piccolo gesto: dal vicino che "cala" un po' di pasta in più e bussa con fermezza alla tua porta per elergire a te benestante, ma generoso vicino, il piatto di turno; o dalla proverbiale saggezza popolare che trapela in ogni aforisma : "Chi ci vulissi 'u signuri aiutariti" (Il signore, ti aiuterà) "U' vuai, 'un si rici, offri e basta" (lo vuoi non si dice, riferito a qualcuno che vuole offrire qualcosa, offri e non chiedere se è gradito), (..) "Fai biani e scoiddatillu, fai mali e piansaci" (fai bene e scordalo, fai male e pensaci).

Al di là di ogni: politicamente corretto, di ogni clichè o stereotipo culturale, o di un dipinto che immortala anzi tempo, l'opulenza e contestulamente la merivigliosa e folkloristica anima barocca, gli innumerevoli marcatori simbolici, che posso essere cartine di torna sole nelle più disparate società ed in ogni luogo, ciò che conta, in buona sostanza, è contestualizzarsi e godere di tutte le anime che la Sicilia e la città di Palermo possa offrire.

Fonte foto:winenews.it

http://www.winenews.it/img/foto/big/vucciriaRenatoGuttuso.jpg

Valeria Salanitro