Al giorno d'oggi sono tanti i giovani che per motivi di studio, lasciano la propria patria per trovare fortuna altrove, in un posto che dia maggiore opportunità e dove la vita sia migliore di quella del proprio paese. L'Università è sicuramente uno dei maggiori strumenti di mobilità sociale a livello nazionale e internazionale. In tutto il mondo sono sempre di più gli studenti che completano il proprio percorso formativo all'estero, ma ognuno di loro è spinto da ragioni del tutto diverse: condizioni socio-politiche dei paesi d'origine o delle famiglie, voglia di fare un'esperienza nuova e diversa che permetta di venire a contatto con culture lontano anni luce da quella di appartenenza.
Si viene così a formare un quadro assai differente e complesso. Tra le mete preferite dagli studenti europei troviamo la Spagna, la Francia e la Germania; l'Italia, secondo i dati esposti durante l'ultima conferenza della Fondazione Migrantes lo scorso 12 gennaio, è all'ultimo posto tra i paesi dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Sono svariati i motivi per cui il nostro paese è sceso così in basso: pochi corsi d'inglese disponibili, mancanza di adeguate residenze universitarie, poche e misere le borse di studio a disposizione degli studenti stranieri e non.
C'è inoltre chi sostiene che è anche colpa della bassa qualità dei corsi universitari e, di contro, si vede rispondere che sono tanti gli italiani che hanno fatto scoperte in campo scientifico: ricercatori che hanno studiato nelle nostre università. Una situazione nel complesso di cui non andare certamente fieri, eppure, è interessante sapere i motivi che spingono quei pochi studenti stranieri a venire in Italia. Tante le storie che si incrociano nei corridoi delle nostre università, tante le difficoltà incontrate lungo il cammino: rilascio del permesso di soggiorno, ricerca di una casa da prendere in affitto, test d'italiano, bollettini da pagare per l'iscrizione all'università; passaggi fondamentali che fanno parte della vita di ogni studente, ma il tutto è ancora più difficile quando non ci si trova nel paese di appartenenza.
Hegis (21), Ardita (21), Amir (28), provenienti rispettivamente dall'Albania e dall'Iran, sono tre studenti dell'università La Sapienza e vivono a Roma da quasi tre anni all'interno di una residenza universitaria insieme a tanti altri ragazzi italiani. Loro, come tanti altri giovani che intraprendono una nuova vita, si sono ritrovati a fare una scelta che li ha portati lontani dalle loro famiglia. «Non ricordo di preciso quando ho deciso di partire, credo di essere cresciuta con questa convinzione, quindi diciamo che non è neanche stata una scelta, ma piuttosto una convinzione che cresceva sempre più in me col passare degli anni» - dice Hegis, studentessa di Architettura.
Lei è andata via da Tirana all'età di 18 anni perché aspirava a qualcosa di più, quel qualcosa che purtroppo il suo paese non le può dare; questo è stato il motivo della sua partenza, «scegliere l'Italia poi è stato abbastanza scontato, volevo andare in un posto che non fosse del tutto estraneo a me, quindi ho preferito scegliere tra i paesi di cui conoscevo la lingua, e la cui cultura fosse più simile alla mia, oltre che alla mentalità. Due modi di vivere simili per alcuni aspetti, con la sola differenza - aggiunge Hegis - che l'Italia offre più opportunità, c'è più libertà, ma sostanzialmente la gente è più o meno simile». Un parere sicuramente contrastante con l'opinione pubblica italiana. «Non so se poi, una volta finita l'università, deciderò di rimanere o andarmene via, da qualche altra parte o ritornare a Tirana, ma so che cercherò un lavoro sfruttando la mia laurea».
Più fedele alla propria patria, invece, sembra essere Ardita, studentessa di Ingegneria gestionale, «a me piace l'Italia e sono innamorata di Roma ma se guardo il mio futuro, non riesco a vedermi così lontana da casa, vivere e lavorare qui perché amo sempre di più il mio paese e la mia città Lezhe (città a circa 70 km da Tirana, ndr)». All'età di 14 anni Ardita, navigando su internet, lesse un articolo che parlava dell'università La Sapienza, come una delle più antiche e importanti università d'Italia e fu questo che la spinse a venire qui; «tutti si chiedevano il perché di questa decisione quando potevo andare a studiare a Tirana. Ero una brava studentessa e avevo già iniziato a lavorare con associazioni giovanili, conoscere gente importante e dare il mio contributo alla comunità albanese. Semplicemente volevo il massimo, ma anche una realtà diversa dalla mia». Sfidare il destino, avere il coraggio di lasciare tutto, per imparare a vivere.
E poi Ardita spezza una lancia a favore del nostro paese, «qui ci sono più possibilità di lavoro e di scelta, la mentalità è più aperta, le leggi funzionano meglio che in Albania e le capacità vengono riconosciute, anzi premiate. Il sistema universitario non è corrotto, i professori sono bravissimi e tu ottieni quello che meriti, cosa che in Albania purtroppo non succede se non hai le conoscenze e se non sei raccomandata». Altro punto che non sarebbe per niente sostenuto dagli studenti italiani, visto il dilagarsi del clientelismo all'interno di ogni istituzione che si rispetti e il clima di tensione suscitato dalle ultime riforme universitarie. «Io ho una convinzione - conclude Ardita - sarà anche sbagliata per qualcuno però ce l'ho. A me non da soddisfazione il solo fatto che un domani avrò una laurea e poi un lavoro; io vorrei poter dare, attraverso i miei studi, il mio lavoro e la mia esperienza, un contributo a questa società, al mio paese, insomma vorrei lasciare un segno in questa vita, sentirmi piena di gioia per aver regalato un sorriso a qualcuno, e sentirmi quindi completa».
Amir, studente anch'egli di Architettura, sembra essere più schematico quando parla della sua esperienza qui in Italia, forse perché non possiede ancora quella padronanza della lingua italiana che gli permetta di esprimersi, ma cerca di fare del suo meglio. Come Hegis e Ardita, anche Amir ha avuto inizialmente difficoltà nel trovare casa a Roma, «ogni qual volta dicevo che ero straniero, o mi chiudevano il telefono in faccia, o mi davano l'indirizzo sbagliato». Amir si sofferma più sugli italiani, che sul motivo per cui è venuto a studiare qui, «gli italiani sono solari, simpatici, golosi, rumorosi e alcuni disordinati e poi hanno dei buon vini».
Non parla benissimo la lingua Amir, ma ha certamente capito quali sono i vizi e le virtù di noi italiani. Amir, come le nostre due ragazze albanesi, ha ottenuto la borsa di studio e ciò gli ha permesso di venire fin qui e di continuare i suoi studi. «L'Italia è uno dei più bei paesi d'arte, puoi trovare monumenti costruiti in varie epoche, con stili diversi, ogni città ha la sua storia da raccontare. Ecco un altro motivo che mi ha spinto a scegliere l'Italia». La storia, l'arte, il calore della gente e, per certi aspetti la mentalità italiana, sono alcuni degli aspetti che motivano questi ragazzi a scegliere l'Italia come paese dove completare il proprio percorso formativo, uniti al bisogno di conoscere nuove culture, di crescere e di imparare a cavarsela anche nelle peggiori situazioni.
Fonte foto:(in alto)controcampus.it
Fonte foto(in basso)skuola.tiscali.it
Alessandra Cambria
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Lascio la mia patria perché....













