E’ saputo e risaputo che l’università di Catania, quest’anno, abbia reso a numero chiuso tutte le facoltà di cui disponeva. Non si fa eccezione per nessuno. Ogni studente interessato a qualsiasi corso di laurea è stato obbligato a svolgere un test che gli permettesse, solo in caso di valutazione positiva, di accedere agli studi a cui ambiva.
Fin qui tutto fila. Se poi aggiungiamo che ciascun ragazzo/a ha dovuto versare una quota di ben 40 euro per l’iscrizione ad un solo test d’accesso, i dubbi iniziano a spuntare rigogliosi.
Com’è possibile che l’ateneo catanese non abbia fondi a sufficienza per comprare quelle povere foderine, a cui noi studenti, tra l’altro, teniamo tanto? Ogni universitario ha partecipato almeno a due dei test d’accesso, spendendo dagli 80 ai 120 euro a testa per riuscire ad agganciarsi almeno a qualche corso di studi. Compensi che si aggiungono alla prima rata universitaria, basata sì sul reddito, ma che rimane pur sempre un'altra entrata economica nelle casse dell’università.
Per renderci conto in modo generale della situazione, elencheremo alcuni corsi di laurea e la cifra dei rispettivi studenti ammessi, escludendo coloro i quali si sono fermati ai test (non riportiamo insomma né chi ha pagato e non è stato approvato, e né chi ha compilato l’iscrizione per più di un test d’ammissione; se dovessimo-potessimo farlo le cifre crescerebbero oscenamente):
Giurisprudenza: 1250 studenti ammessi. = 50.000 Euro
Economia: 1150 studenti ammessi. = 46.000 Euro
Lettere e filosofia: 970 studenti ammessi = 38.800 Euro
Lingue e letterature straniere: 530 studenti ammessi = 21.200 Euro
Scienze infermieristiche : 100 studenti ammessi = 4.000 Euro
Scienze politiche : 1180 studenti ammessi = 47.200 Euro
Questo è l’elenco non completo delle facoltà catanesi che hanno avuto rientri economici e che non hanno fornito alle matricole i libretti completi di foderino.
La nostra micro inchiesta non vuole sottolineare esclusivamente la vicenda “foderine di plastica scomparse”, quanto, invece, palesare il nostro modo di rapportarci alle cose, di accettare passivamente tutto quello che viene deliberato senza spiegazione, in modo quasi fortuito.
Giada Passanisi
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L’ateneo di Catania e i libretti universitari “nudi”













