Ad unire i protestanti è ad ogni modo l'idea che, come ha dichiarato Andrea Ranieri delegato ANCI alla Cultura «tagliare i fondi statali alla cultura, senza trovare altre valide alternative, può recare un grosso danno al nostro Paese e disincentivare le sponsorizzazioni e i sostegni privati al settore».
La legge, infatti, colpirebbe soprattutto i consigli di amministrazione costretti a ridurre i propri membri ad un numero minimo di cinque componenti. In tal modo verrebbero a mancare all'interno dei cda importanti soci, che sono in fin dei conti finanziatori, e quindi, di conseguenza, le risorse economiche degli istituti. Inoltre la legge prevede che comuni con meno di 30mila abitanti debbano sciogliere le società da loro costituite. A questo si aggiunge la riduzione per il prossimo anno del budget disponibile del MiBAC, che sarebbe di soli 1,5 miliardi di euro, pari allo 0,21 del bilancio statale.
Si tratta di un forte atto che mette a dura prova le grandi istituzioni culturali pubbliche del paese, come ad esempio La Scala di Milano o La Fondazione Musica per Roma. Una decisione che ha mobilitato in questi giorni comuni italiani e singoli cittadini ed artisti. La cantante catanese Carmen Consoli a tal proposito si è dichiarata indignata per la manovra del governo, citando le parole di Peppino Impastato:«La cultura salverà il nostro paese dalla mafia: se non crei cultura sovvenzioni le mafie».
Di fronte alla catastrofe delineata dai futuri tagli, però, si intravedono anche segnali positivi: la manovra potrebbe essere un'opportunità in quanto costituirebbe un incentivo agli istituti culturali a rendersi autonomi e trovare le forze per auto-finanziarsi. In mancanza di entrate statali gli istituti dovranno operarsi per trovare da sé i mezzi per sostenersi, si potranno redigere piani di sviluppo a lungo termine più coerenti e indipendenti delle manovre governative e trovare strategie per attrarre finanziamenti privati. Verrebbe a delinearsi un modello di gestione simile a quello americano, in cui l'intervento statale nel settore culturale è minimo, e sono invece i singoli cittadini e gli enti privati a sostenere musei, biblioteche, siti archeologici, mostre.
Ci si augura pertanto che il settore culturale sappia cogliere le opportunità che derivano dalla crisi e trovare nuove forme di gestione per non rimanerne schiacciato.
Paola Fidone
Fonte della foto: www. carlabrandolini.blogspot.com
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Tagli alla cultura: catastrofi ed opportunità.













