Oggi i nostri diritti sono sanciti da documenti, fondamentali ed inviolabili, come la nostra costituzione o la dichiarazione universale dei diritti umani, che devono garantire ad ogni cittadino l'uguaglianza, la libertà, il diritto alla giustizia, un istruzione e la vita stessa, qualsiasi sia il credo, la provenienza, lo stato sociale. Questi rappresenterebbero grandi passi per l'umanità, se solo tali documenti venissero sempre rispettati.
Sfogliando i quotidiani o semplicemente navigando sul web, ci si imbatte, sempre più spesso, in storie forti e drammatiche che si fatica a reputare veritiere, per la brutalità con le quali vengono raccontate e commesse. Da anni nella cronaca italiana impazzano storie raccapriccianti di cittadini come Stefano cucchi, o Giuseppe Uva, che dalle forze dell'ordine hanno subito violenze tali da provocarne addirittura la morte. Dal rapporto di Amnesty International sui diritti umani del 2009, si evince che "continuano a pervenire denunce di maltrattamenti, abusi di natura razzista, uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine". Ancora secondo il rapporto "aumentano i casi in cui vittime e testimoni vengono accusati di oltraggio o aggressione a pubblico ufficiale. Le procedure per lo svolgimento di indagini sulle denunce, resta al di sotto degli standard richiesti dal diritto internazionale". Sono passati vent'anni dalla ratifica della CAT(Convenzione dell'ONU contro la tortura ),che l'Italia non ha ancora firmato, privando così il nostro codice penale del reato di tortura.Questo significa che le violenze commesse dai pubblici ufficiali vengono perseguite come reati ordinari e, quindi, punite con pene ridicole e quasi mai proporzionate alla gravità del reato. Peraltro non esiste nel nostro paese un istituzione indipendente di controllo sui luoghi di detenzione, e non vigono norme sull'identificazione degli agenti durante le operazioni di servizio pubblico.
Ciò sta a significare che se un agente con il viso non riconoscibile, che non mostra il tesserino di identificazione, o il numero di matricola, potrebbe abusare del suo potere commettendo nei nostri confronti atti di violenza, che rimarrebbero impuniti. Ci sono uomini di stato, eroi, che ogni giorno lottano contro le mafie e le ingiustizie nel nostro paese, uomini che non mascherano la viltà e l'ignoranza dietro una divisa, ma la portano con orgoglio e diligenza rischiando ogni giorno la vita per garantire la sicurezza nelle nostre strade.
Proprio questi, a nostro dire, dovrebbero esortare l'introduzione dei regolamenti che possano mantenere le forze dell'ordine sgombre da coloro i quali, forti della divisa, continuano ad infangare il sacrificio di chi crede nel proprio lavoro/vocazione.
Lara Sulfaro
Fonte foto:purplestain.wordpress.com
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Abusi di potere.













