Uno dei più rilevanti problemi che affligge i nostri tempi moderni è l'eccessiva presenza di gas serra nell'atmosfera, causata in particolar modo dall'uso massiccio dei combustibili fossili per la produzione di carburante e di energia elettrica.
Parliamo di emissioni originate dall'uomo e tali da causare un continuo surriscaldamento globale della temperatura terrestre sconvolgendo l'equilibrio climatico della terra. Solo pochi decenni fa, con l'attenzione dell'ONU e l'avvio di una negoziazione internazionale, il mondo si rese conto che i cambiamenti climatici erano un problema globale e da allora iniziò l'iter dei negoziati internazionali sul clima e nel 1994 entrò in vigore la Convenzione.In generale il Protocollo(convenzione) impegna i paesi ratificanti a ridurre i livelli di emissione di sei gas che causano l'effetto serra, fissando obiettivi ad hoc in relazione allo sviluppo economico ed industriale dei paesi firmatari. Ogni parte è tenuta a fornire dati sul proprio bilancio del carbonio, cioè sulla somma algebrica delle emissioni di anidride carbonica e gli assorbimenti naturali della stessa, causati dalla fotosintesi clorofilliana.
Il tutto attraverso sofisticati meccanismi che si basano sul concetto di crediti di carbonio. La riduzione di emissioni di gas serra o l'aumento dell'estensione dei possedimenti agro-forestali può essere quantificata attraverso tali crediti, i quali fungono da unità di misura della riduzione e dell'avvicinamento agli obiettivi fissati. Anche l'Italia nel giugno 2002, decise di ratificare dando esecuzione al protocollo, stanziando 25 milioni di euro (per il triennio 2002-2004) per l'individuazione dei "programmi pilota da attuare per le riduzioni delle emissioni e l'impiego di piantagioni forestali per l'assorbimento del carbonio".
Secondo un censimento presentato dal corpo forestale dello stato, più di un terzo del territorio italiano è ricoperto di verde: 10.467.533 ettari, pari al 34,7% della superficie nazionale. Tra i distretti territoriali, primeggiano l' Alto Adige, il Trentino, il Friuli-Venezia Giulia, la Liguria, la Toscana, l'Umbria, l'Abruzzo, la Calabria e la Sardegna. In coda, per estensione dei boschi, Puglia (7,5% del territorio) e Sicilia (10%). Praticamente numerosi crediti di carbonio da utilizzare realizzando un prezioso risparmio.
Ma proprio su questo prezioso risparmio che nascono ancora delle incertezze. I crediti di carbonio possono essere commerciati tra gli stessi paesi aderenti alla convenzione. Un paese già in linea con gli obiettivi assegnatigli dal protocollo potrà, per esempio, vendere i crediti di carbonio in eccesso a paesi in ritardo o che reputino troppo gravosi i costi economici e sociali di una riduzione delle emissioni, basata sull'ammodernamento dei sistemi industriali, energetici o di trasporto.
L'incertezza che nasce è proprio questa: le nazioni, in realtà, hanno veramente deciso di aderire al protocollo perché interessati alla salute dell'ambiente o sol perché si è creato un vero e proprio business "verde" dei crediti di carbonio, alimentato dalle corse di molte aziende che cercano di ridurre le emissioni pagando molto ed incrementando le borse di quei furboni che, attraverso il meccanismo delle compensazioni, fanno grandi profitti sulla disgrazia climatica dell'intero globo?
D'ora in poi inquinare sarà un lusso che andrà pagato profumatamente.
Fulvia Rocca
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