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Animali, animalisti e......

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Qualche giorno fa mi è capitato di ascoltare, mentre aspettavo il mio turno al banco dei salumi del centro commerciale, due giovani signore che esaltavano le qualità intellettive, l'affettuosità, la bellezza da concorso, e la purezza della razza dei loro cani. Devo confessare, che seppur costretto ad ascoltare per la vicinanza,  la discussione non sollecitava particolarmente la mia attenzione.

Al momento di ordinare una delle signore ha chiesto, alla signorina addetta al reparto, un particolare tipo di prosciutto che, disdetta, non era al momento disponibile.

Disperazione della signora: Titti (ho capito solo dopo qualche minuto di lamentele e recriminazioni della signora che si trattava del cane di cui sopra) mangiava solo quel tipo di prosciutto, tagliato fresco (per questo motivo non poteva farne scorta) e la signora avrebbe dovuto girare per i vari supermercati della città (non hard discount " Dio ci liberi ") per trovare l'indispensabile ed aristocratico salume.

Giuro che l'unico motivo che mi ha spinto ad intervenire è stato il fatto che subito dopo sarebbe stato il mio turno ed avevo una certa fretta di riportare la macchina a mia figlia. Mi è venuto naturale chiedere alla signora se fosse stato Titti in persona a farle la richiesta ed eventualmente in che lingua (uno Yorkshire parla con accento di Oxford o essendo cresciuto in Italia un fluente italiano?)

Apriti cielo. Sono stato accusato di: villaneria, insensibilità, vivisezionismo, crudeltà contro gli animali, maschilismo, razzismo e per buona misura di fascismo (pare che gli animalisti, i gattari, gli antivivisezionisti siano tutti di  sinistra  e quindi ……) dalla signora indignata,  spalleggiata nella sua filippica dall'amica. Unica consolazione, il sorriso con un accenno di occhietto della salumiera, che così facendo mi dimostrava la sua solidarietà.

Ho voluto raccontare questo episodio perché credo che sia emblematico di un certo modo di pensare. Milioni di famiglie italiane tengono in casa un cane o un gatto, ma anche animali più … stravaganti. Non tutti, per fortuna, ragionano come la signora del racconto, ma molti, anzi troppi, la pensano come lei. Che amare gli animali significhi, stravolgerne, umanizzandola, la vita. Che certe trasformazioni clownesche (ciuffetti con nastrini, paltoncini in tinta con la borsa della padrona) siano dimostrazioni di affetto, di amore.

Non credo che tenere in un appartamento, seppur grande, un terranova o un labrador o qualunque altra razza di taglia medio-grande sia una grande dimostrazione di affetto. Non credo che far fare la passeggiata in orari comodi per il padrone, testimoni un grande amore. Io credo invece che la vera dimostrazione di amore per gli animali sia il rispetto per le loro necessità, abitudini e naturali inclinazioni. Dargli lo spazio necessario, alimenti adatti, la giusta compagnia.

Certe parodie dei padroni che si vedono per strada o in alcune case, sono irrispettose della dignità, e perché no, anche della salute degli animali. Diverse ricerche testimoniano della diffusione  tra gli animali, di patologie tipicamente umane e finora totalmente assenti. Emblematiche le immagini sempre più numerose di cani o gatti obesi o consumatori di alcool.

Le aggressioni, definite spesso incomprensibili, di certi cani a padroni o ai loro figli, sono frutto di questa anomalia. Alcuni padroni, in questa sfrenata umanizzazione dei loro animali, scordano che i loro cani sono appunto tali, e che certi comportamenti normali per l'uomo possono essere recepiti in modo totalmente diverso.

In chiusura una riflessione. La cronaca ci racconta spesso di padroni che lasciano in eredità cifre, anche ingenti, ai propri animali. Questo più che un sensibile gesto di amore ci sembra una dimostrazione di assoluta, totale, pericolosissima forma di  misantropia. Non amo, non mi fido del genere umano e perciò lascio i miei soldi al mio gatto, che contrariamente al padrone se ne infischia e non sa che farsene.

Giuseppe Rubino

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