Non solo produzione ma coinvolgere gli attori della filiera produttiva. Semplificare la burocrazia e l'accesso ai giovani. Incentivare selettivamente le aziende che operano nella legalità. I dati provvisori del censimento agricolo Istat
In dieci anni, l'agricoltura catanese ha perso 20mila aziende, dal 2008 al 2010 gli occupati sono calati di 8mila unità, i giovani imprenditori sono solo il 3,5 per cento. Troppe microaziende, poca redditività e mancanza di pianificazione a lungo termine tengono distanti i giovani dall'agricoltura.
E' un settore in piena crisi quello descritto dalla Cisl e dalla Fai Cisl nel corso del convegno "Il lavoro in agricoltura, volano di sviluppo del territorio" che si è svolto nell'aula magna della facoltà di Scienze politiche. Tra le soluzioni proposte, mettere in rete il settore con gli altri attori della sua filiera produttiva, istituzioni locali che accompagnino seriamente lo sviluppo e semplificare la burocrazia.
«C'è un senso di insicurezza, di diffuso disamoramento specie da parte della politica – ha sottolineato Pietro Di Paola, segretario generale della Fai Cisl catanese – che penalizzano enormemente l'agricoltura siciliana e catanese le cui difficoltà non sono congiunturali, ma strutturali. Eppure i margini di sviluppo ci sono. Bisogna però partire dalla rivisitazione delle regole della Politica agricola comune (Pac), che oltre alla superficie agricola deve tenere presente il costo della vita, del lavoro e dei mezzi, diverso nelle diverse aree europee».
«L'agricoltura deve riconquistare la sua dimensione di ruralità – ha spiegato Giuseppe Martorana, esperto in pianificazione territoriale – e non essere solo un aspetto dell'economia. Non deve essere cioè solo produzione ma anche cultura, turismo e tutela ambientale. Tornare alla ruralità significa integrare le forze presenti nel territorio, coinvolgere nelle le reti d'impresa i consumatori, per esempio con i gruppi di acquisto e le filiere corte, promuovere e incentivare le produzioni a chilometro zero».
Il ruolo delle amministrazioni locali nello sviluppo rurale è stato sottolineato da Renato D'Amico, ordinario di Scienze dell'Amministrazione e coordina torte del master in "Management pubblico dello sviluppo locale".
«Le istituzioni – ha detto D'Amico – devono accompagnare i processi di sviluppo in agricoltura e considerare il settore nelle sue numerose sfaccettature, culturali, turistiche, educative. Perché non c'è lavoro senza sviluppo, ma purtroppo la politica non è riuscita a farlo.
A Catania, ad esempio, i Gruppi di Azione Locale (GAL) come quello dell'Etna e del Calatino, che dovrebbero essere agenzie di sviluppo, hanno solo le risorse per il personale, mancano ancora i finanziamenti regionali e quindi non riescono a mettere in moto la macchina per sostenere le imprese».
Anche Giovanni Barbagallo, deputato regionale, ha sottolineato le occasioni perdute dalla politica regionale e il mancato impiego delle risorse europee.
Nei loro interventi, Maurizio Bernava, segretario generale della Cisl, Fabrizio Colonna, segretario generale Fai Cisl Sicilia e Alfio Giulio, segretario generale della Cisl etnea, hanno puntato sulla necessità di riformare il mercato del lavoro, incentivare selettivamente le aziende che operano nella legalità, semplificare le procedure burocratiche, promuovere l'accesso diretto dei prodotti al mercato e agevolare i giovani che avviano nuove imprese agricole.
Anche per Augusto Cianfoni, segretario generale nazionale Fai Cisl, «occorrono aziende agricole più forti, più estese, più giovani. Occorre, cioè, che l'agricoltore diventi imprenditore non per sopravvivere ma per creare vera impresa. Un ragionamento che va fatto inquadrando l'agricoltura siciliana nel quadro più ampio dell'euromediterraneo. Il confronto lo apriremo presto».
All'incontro hanno partecipato anche Ignazio Belfiore, presidente Coldiretti Catania e Domenico Sudano, commissario Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra).
Dati provvisori del censimento agricolo Istat
Numero delle aziende
2001 = 48466
2011 = 28583 (-41%)
Aumenta la superficie coltivata = da 146mila a 169mila ettari
Conduzione
91% aziende a conduzione diretta
9% occupa salariati
Conduttori di imprese agricole:
20-29 anni = 3,5%
Tra 30 e 50 anni = 4-8%
Da 50 a 64 anni = 10%
Oltre i 65 = tutto il resto
Occupati a Catania:
- Nel 2008, 37.000
- Nel 2009, 32.000
- Nel 2010, 29.000
L'agricoltura catanese incide per il 10% nell'economia provinciale, ma con gli attori della filiera arriva al 25%.
Il 50% dell'occupazione agrumicola siciliana è catanese
Fonte Foto:Archivio Redazione
Ufficio Stampa
CISL
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