La questione che solleviamo a cappello del nostro articolo sembra purtroppo essere drammaticamente smentita, giacché dal modus operandi di alcune aziende majors, ormai vere e proprie lobby costituite del settore idrico, si evince, e piuttosto chiaramente, un palese disinteresse alla conservazione ed al risparmio del prezioso bene, non certo eterno, che la natura ancora oggi ci offre.
Da una recente indagine da noi condotta, e che abbiamo sentito l'onere di rendere pubblica, la maggior parte delle aziende che forniscono i servizi idrici, non solo danno arbitrariamente una presunzione futura in relazione a quelli che saranno i nostri consumi, che già di per se ci sembra alquanto bizzarro per non dire assai pretenzioso, ma hanno persino l'ardire d'addebitarci ad ogni bolletta una tariffa denominata "Impegno Minimo Contrattuale" o Quota Fissa, che tutti siamo costretti a sborsare a prescindere dal nostro reale utilizzo e consumo.
In altre parole si tratta di una quota minima da erogare, al di sotto della quale non si può scendere a prescindere da quelli che sono i nostri reali consumi di acqua!
Assurdo, vero? Eppure è così!
La quota fissa di cui riferiamo, infatti, corrisponde a circa 30 mc d'acqua, che può essere soggetta a variazioni secondo l'azienda ed i parametri da essa utilizzati, anche se sembra essere stato elevato un cartello comune tra molte delle aziende operanti nel settore idrico, che, di fatto, ormai attingono alle medesime quote ferme.
E' proprio per questo motivo che la scelta commerciale delle aziende interessate, sembra ormai chiaro, non si trova esattamente in sincrono con l'imprescindibile sviluppo di una coscienza ambientalista collettiva, di cui tanto ultimamente si parla e s'avrebbe bisogno.
Scrutando ben bene all'interno delle fatture inerenti alle forniture idriche, ci accorgiamo immantinente, se pur mal celata e confusa tra le varie voci, spesso ingannevolmente scritte con caratteri davvero troppo minuti ed ergo illeggibili, della presenza di questo scomodo obolo che ci viene bimestralmente "rapinato", senza che se ne possa opporre l'opinabilità della sua giusta causa.
La cosa assai bizzarra, infatti, sta nel fatto che le aziende erogatrici dei suddetti servizi idrici perdurano ugualmente nel propinarci in fattura l'esoso importo per un consumo d'acqua che forse mai potremmo utilizzare, giacché una normale famiglia, magari costituita solo da poche unità, non può di certo arrivare all'esorbitante consumo dell'enorme volume idrico di 30 mc d'acqua o comunque certamente non nel corso di un solo bimestre.
A questo punto, a fronte di cotanta palese evidenza, non possiamo non interrogarci su come possa essere trasmissibile alle future generazioni una cultura ambientalista ed ecosostenibile e soprattutto un'adeguato suggerimento per la salvaguardia e la preservazione delle risorse naturali, che la superiore madre terra continua ancora a regalarci.
Ci sembra d'uopo, quindi, che le oligarchiche famiglie majors dell'acqua debbano maggiormente aiutare a far emergere soprattutto nelle nuove generazioni una più verde coscienza ambientalista, che non miri più al mero spreco delle risorse vitali naturali, come ad esempio l'acqua, ma orienti, invece, ad una prospettiva più consapevole nello sviluppo sostenibile delle risorse naturali della terra, ormai sempre più flagellata dall'incuria e dall'indolenza dell'uomo che ne sperpera da sempre le sue già limitate risorse.
Fonte foto:blog.libero.it
Marco Lombardo
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