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La protezione delle oasi naturalistiche siciliane non è una priorità?

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Taglio del 70% dei contributi per le oasi

É tempo di tagli. Se ne sono accorti tutti oramai, e se ne scoprono di nuovi (tagli) tutti i giorni. Tutta colpa della crisi! Si taglia la scuola, si taglia l'università, si tagliano i finaziamenti alle regioni e ai comuni, si tagliano i finanziamenti alle forze dell'ordine, nonostante per questo governo la sicurezza sia sempre stata dichiarata una priorità, insomma si taglia dappertutto. Chi al momento si trova nella stanza dei bottoni, non si è ancora reso conto che tagliare indiscriminatamente su tutto, solo per fare cassa non è un buon metodo per uscire dalla crisi. Lo si sente dire tutte le sere, in tutti i talk show, in qualsiasi programma di approfondimento politico o economico, in ogni canale televisivo. Evidentemente in questa famigerata stanza dei bottoni, la TV non funziona. Tutti gli analisti sono concordi nel dire che la ricetta giusta dovrebbe comprendere sia tagli agli sprechi, di cui il nostro paese sfortunatamente è pieno, sia investimenti in quelle attività che possono portare sviluppo e, di conseguenza, nuovi posti di lavoro. In Sicilia, si sa, c'è fame atavica di lavoro, non ci sono molte industrie e quelle poche rimaste stanno pensando bene di andare da qualche altra parte (vedi Fiat). É inutile ricordare che la Sicilia ha un patrimonio culturare ed ambientale che poche altre regioni possono vantare e potrebbe vivere solo di turismo. Abbiamo delle bellissime spiagge, dei paesaggi meravigliosi, dei monumenti stupendi. La questione, vecchia ormai, è che non sappiamo sfruttarli adeguatamente, vuoi per mancanza di infrastrutture, vuoi per mancanza di volontà politica. Sempre più spesso, però, non sembriamo più essere in grado nemmeno di proteggere questo enorme patrimonio su cui siamo tutti seduti.

Giusto l'altro ieri, la notizia, ripresa poi dal sito de "La Repubblica", era che i fondi per le riserve naturali siciliane nel biennio 2008/2010 sono state ridotte circa del 70%. Le associazioni che per conto della regione gestiscono le oasi naturali, stiamo parlando di luoghi come le Saline di Trapani,Torre Salsa nell'agrigentino e Vendicari, a Siracusa, non possono sopportare questi tagli. Si tratta di associazioni ben note, come riporta la fonte, tra le quali Legambiente, Wwf, Italia Nostra, Lipu, insomma non proprio le ultime arrivate. Tutte le attività che portano avanti con fatica queste associazioni, la valorizzazione del territorio, la protezione dello stesso, sono attività che hanno bisogno di risorse e di personale da impiegare. Come giustamente riporta Angelo Dimarca di "Legambiente",«Tra un anno saremo passati dai 5 milioni e mezzo di euro del 2009 a un milione e mezzo scarso. Una somma che non basta neanche lontanamente a tenere in vita le riserve, a respingere le azioni 'di disturbo' o a fronteggiare il vandalismo. Anche le attività in gestione al momento sono alla paralisi: le visite guidate come la sorveglianza, le iniziative di sensibilizzazione e di educazione ambientale e la valorizzazione dei territori, la conservazione degli ambienti naturali e la divulgazione naturalistica. Eppure, la Regione potrebbe attingere a 140 milioni di fondi europei previsti per questi scopi, ma nessuno, negli uffici competente, lavora a progetti specifici».
Tutto quello che finora è stato fatto, in materia di protezione del territorio dalle speculazioni edilizie o mafiose, potrebbe essere buttato al vento se non si riescono a trovare le risorse per protegggere e valorizzare quel tesoro che ci ritroviamo. Sarebbe un brutto passo indietro che la Sicilia e i siciliani non possono permettersi.

Nella foto del redattore: Vendicari.

Guseppe Zappalà

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