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Mamma orsa muore nel tentativo di salvare il figlio

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Entrambi annegano in una vasca per la raccolta dell'acqua piovana

Arriva direttamente dal parco nazionale d'Abruzzo la commovente storia d'amore (purtroppo non a lieto fine) di una mamma orsa che muore tentando l'ultimo gesto estremo per strappare il figlioletto alla morte, mentre annegava all'interno di una vasca di cemento adibita alla raccolta dell'acqua piovana. Quante volte i più scettici hanno sostenuto che gli animali non possiedono un cuore, non provano sentimenti o paure. La storia che stiamo per raccontarvi, invece, dovrebbe forse un attimo far rivisitare i pensieri e le coscienze di queste persone. Non fosse altro perché certe storie, così come questa che vi invitiamo a leggere, riempiono il cuore ma soprattutto gli occhi...di lacrime.

La mamma orsa di cui vi notiziamo, si trovava a Monte Breccioso-Coppo dell'orso, tra i comuni di Collelongo e Villavallelonga. Le dinamiche dell'accaduto sono ancora da accertare, ma in ogni caso sembra che mamma orsa sentendo i lamenti del figlioletto, un piccolo orsetto di appena 18 mesi che annaspava nelle acque della vasca, si sia lanciata per salvarlo. Senza pensarci su un attimo, così come qualunque mamma umana e non avrebbe fatto, si lancia subito per soccorrere il figlio per tentare di tirarlo fuori dal bacino d'acqua.

La lotta per la risalita, dai segni ritrovati, dev'essere stata durissima e stremante, al punto che nessuno dei due poveri animali è riuscito a sopravvivere. Sul corpo dell'orsetto sono stati ritrovati i segni dei denti della madre che, nel vano tentativo di afferrarlo con la bocca, ha inutilmente cercato di tirarlo fuori dall'acqua. Quando la forestale è stata allertata, ed i corpi sono stati ritrovati, le parole sono mancate, il fiato s'è fatto corto ed un dolore sordo ha diametralmente attraversato tutti gli operatori intervenuiti, gli occhi, infine, hanno ceduto all'emozione ed è stato inevitabile che si inumidissero per la comprensibile commozione.

Mamma orsa ha lottato, ha combattutto, ma ha perso. Non riusciremo forse mai ad immaginare quanto straziante sia stato il suo dolore, che probabilmente l'ha persuasa a combattere, anche quando si è resa conto che il suo piccolo non avrebbe potuto farcela, fin quando le forze non l'hanno abbandonata del tutto, lasciandosi poi morire accanto al corpicino del suo amato cucciolo.

Gli animali hanno dei sentimenti, proprio come noi. E forse, a giudicare dal comportamento di tanti esseri umani, anche molto più sviluppati dei nostri. Già, perché l'amore è una forza potente che non si ferma davanti a niente e a nessuno, non ha razza, sesso, forma, colore, ne soprattutto genere umano o animale che sia. Questo è l'insegnamento che un animale, nella sua semplicità di essere vivente, ha saputo donarci. Questo è quello che potremmo capire guardando gli occhi innocenti di un essere vivente, classificato scientificamente facente parte del genere animale, ma che non ha nulla da invidiare alla sensibilità del quale il genere umano, molto spesso, deficita.

Roberta Tomaselli

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